Ecco un altro simpatico bottle-holder a forma di pinguino panciuto realizzato come al solito con la mia CNC. In questo esperimento ho approfondito l'uso dei sovratagli per realizzare gli incastri e migliorato la configurazione dei testimoni di sostegno. Ho anche aumentato un po' la velocità di avanzamento, anche se comunque per terminare tutti i tagli è stata necessaria più di un'ora di funzionamento.
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sabato 7 ottobre 2017
giovedì 3 agosto 2017
Progetto CNC KSO-NC-1 #5
Oggi sono riuscito ad assemblare i vari elementi della CNC e a fare alcune prove di incisione su cartone. L'utensile montato sull'asse Z è un simil-Dremel molto economico, ma dalle prestazioni sufficienti per essere utilizzato in questo progetto, reperibile come al solito su Amazon.
Una volta realizzato l'assieme definitivo ho registrato le guide per assicurare il massimo di planarità, parallelismo e ortogonalità dei vari elementi e ho alimentato i motorini tramite la scheda elettronica. Per rendere tutto più sicuro e maneggevole ho racchiuso scheda, alimentatore e relè di comando utensile in una scatola plastica da impianti elettrici che ho recuperato nei vari cestoni dei miei labs (se non altro questo è un ottimo progetto "svuota-cassetti"...) e ho collegato il tutto ad un vecchio portatile con installato Mach3. Le prime prove con questo software, dopo le opportune impostazioni, si sono limitate per ora alla movimentazione manuale degli assi (jog) e alla esecuzione di qualche semplice riga di codice ISO G-Code.
Ho inoltre recuperato un comodo carrellino trasportabile sul quale sistemare tutti gli elementi coinvolti in modo da creare un piccolo centro di lavoro.
I prossimi passi previsti sono il reperimento di un set di frese e l'approfondimento degli aspetti software e dei passaggi operativi per passare dal disegno al programma per NC.
Intanto un po' di foto del lavoro di oggi.
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giovedì 27 luglio 2017
Progetto CNC KSO-NC-1 #4
Dopo alcuni esperimenti ho rilevato alcuni errori strutturali che potrebbero compromettere la precisione delle lavorazioni effettuate con la CNC. In particolare ho riscontrato la possibilità di rotazioni della tavola mobile quando l'utensile taglia all'interno del materiale da lavorare, soprattutto quando questo si troverà ad operare lontano dall'asse principale della tavola. Questo fenomeno è dovuto alla scelta di fissaggio delle guide della tavola che non presentano la necessaria rigidità per impedire tali indesiderate rotazioni. Lo schemetto seguente illustra bene la situazione e propone la soluzione che ho implementato per correggere questo problema, ovvero collegare le guide agli elementi mobili nello stesso modo seguito per gli assi Y e Z.
La nuova versione mi ha consentito di aumentare un pochino l'area di lavoro, ma ha limitato la corsa dell'asse Z a 90mm, perdendo cioè circa 30mm dal range progettato. Ho inoltre incollato dei metri di carta sugli elementi mobili degli assi e previsto degli indici su acetato per avere un rapido riscontro delle quote dei movimenti, sistema sicuramente non preciso, ma molto comodo durante la fase di taratura dei vari elementi. Adesso devo recuperare un elettro utensile sufficientemente potente da collegare sull'asse Z e poi potrò fare un po' di polvere...
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venerdì 14 luglio 2017
Progetto CNC KSO-NC-1 #3
Oggi mi è arrivata la scheda per il controllo dei motori della fresetta e ho fatto subito alcune prove. Devo dire che il manualetto contenuto nella confezione forniva tutte le informazioni necessarie per la corretta e completa configurazione dei vari segnali. La scheda è disponibile su Amazon e non costa neanche tanto tenendo conto che consente il pilotaggio di 3 motori con la tecnica del micro-stepping. Utilizza dei driver TB6560A della Toshiba e consente di scegliere la risoluzione degli step voluta: ho provato subito con 1/16 di passo e devo dire che il risultato è veramente notevole, sembra quasi di lavorare con motori in DC da quanto è fluida la rotazione. Sono inoltre disponibili delle comode morsettiere con tutti i segnali di ingresso per la completa gestione della macchina tramite il software Mach3.
Appena riesco a fissare tutti gli assi proverò a fare qualche disegno con il pennarello prima di passare al montaggio dell' elettro utensile.
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mercoledì 12 luglio 2017
Progetto CNC KSO-NC-1 #2
Dopo diversi mesi ho ripreso la costruzione della mia piccola CNC montando i motorini per la movimentazione degli assi. Ho scelto dei motori piccoli ed economici che sviluppano una coppia di circa 0.5Nm, più che sufficiente per gli scopi del progetto, che ho acquistato da Amazon. Per l'accoppiamento con la vite filettata ho utilizzato un manicotto metallico filettato M8 al quale ho praticato due forellini per fissare gli elementi con due piccole viti M3. Per rendere più robusto l'accoppiamento con l'alberino del motore (che ha diametro 5mm) ho usato un pezzetto di guaina plastica in modo da conferire anche una utile elasticità. Appena riesco a implementare l'elettronica di pilotaggio farò un po' di prove per verificare la fluidità e la precisione dei movimenti.
Per adesso qualche foto del lavoro.
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sabato 10 dicembre 2016
Progetto CNC KSO-NC-1 #1
In questi giorni ho finalmente deciso di cimentarmi nella realizzazione di una piccola fresa a controllo numerico per effettuare in maniera automatica alcune lavorazioni che di solito svolgo in modo manuale come il taglio di cartone, compensato, plexiglass e la realizzazione dei circuiti stampati per i miei progetti elettronici.
Sono veramente parecchi anni che desideravo realizzare un dispositivo del genere, ma la progettazione e costruzione delle parte meccanica mi aveva sempre dissuaso dall'iniziare il lavoro, essendo io notoriamente approssimativo e incapace nelle lavorazioni meccaniche che richiedono un minimo di precisione (e macchinette del genere ne richiedono invece un bel po'...).
Dopo aver visionato vari progetti trovati in rete, alcuni dei quali veramente notevoli, ho deciso di provare a progettare da me la parte strutturale, avendo come obiettivo un compromesso decente tra precisione e costo. Infatti tutta la parte meccanica voglio realizzarla con elementi a basso costo e reperibili facilmente senza bisogno di rivolgersi a fornitori particolari.
La struttura che ho scelto è del tipo a tavola mobile (asse X) e ponte fisso, in modo da minimizzare le problematiche relative alla movimentazione del ponte che trasporta l'utensile per la lavorazione (assi Y e Z) ed è realizzata in economico MDF da 19 e 16 mm.
Gli elementi mobili sono montati su delle guide in metallo per cassetti e movimentati da delle viti M8 calettate sugli alberi di 3 motori passo-passo.
Posto alcune foto delle parti realizzate in questi giorni.
L'asse X (tavola mobile)
L'asse X (tavola mobile)
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domenica 8 aprile 2012
LC - Meter #9
Pubblico con piacere la foto della realizzazione di Capaso LC Meter ad opera di Roberto, che ha scelto come contenitore per lo strumento la scatola di un vecchio commutatore per porte parallele.
domenica 27 febbraio 2011
LC - Meter #8
Riporto la foto della realizzazione di Capaso LC Meter di Stefano: il montaggio nel contenitore è un po' spartano, ma il funzionamento è comunque garantito e soddisfacente.
sabato 1 gennaio 2011
Semplice lampeggiatore per lampade a 230V
Durante il recente periodo di festività natalizie mi si è presentata l'esigenza di far lampeggiare alcune lampade colorate ad incandescenza alimentate alla tensione di rete 230V. Non volendo utilizzare dei relè per evitare il fastidioso ticchettio, ho recuperato questo semplice schemetto che mi ha consentito di risolvere egregiamente la questione. Utilizza un triac e una manciata di componenti che, con i valori riportati, consentono di ottenere da 1 a 5 lampeggi al secondo. Il diac ha una tensione di soglia di 32V. Essendo un circuito sottoposto alla tensione di rete vanno usate le relative precauzioni.
lunedì 27 dicembre 2010
LC - Meter #7
Pubblico con piacere le foto di un'altra realizzazione di Capaso LC meter, questa volta merito di Marco. Come si può vedere ritraggono lo strumento nelle due condizioni di misura: C ed L. La misura dell'induttanza è condotta su una bobina VK200 di valore nominale 3,2uH.
domenica 28 novembre 2010
giovedì 23 settembre 2010
LC - Meter #5
Pubblico con piacere una foto dell'esemplare di Capaso LC-Meter realizzato da Michele. Curioso il contenitore scelto per ospitare lo strumento...
domenica 19 settembre 2010
Fritzing: programma per schemi elettronici
Volevo segnalare questo bel programmino free per il disegno degli schemi di montaggio da utilizzare a corredo delle varie realizzazioni elettroniche che gli appassionati spesso assemblano in modo "volante". Questo software permette infatti di produrre degli ottimi disegni per la connessione di schede con moltissimi dispositivi esterni come altoparlanti, servomotori, motori passo-passo, casse acustiche, lcd, bread-board, led, display 7 segmenti e altro ancora. Ho potuto così risolvere in modo elegante tutti i problemi legati ad errori nel cablaggio dei circuitini che mi capita di realizzare, spesso dovuti a schemi poco chiari o troppo approssimativi. Consiglio di dare un'occhiata al sito del progetto, dove è anche possibile scaricare l'ultima versione disponibile:
http://fritzing.org/
http://fritzing.org/
sabato 10 luglio 2010
Esperimenti con controller Wii [Wiimote] #1
In questi giorni sono riuscito finalmente a farmi prestare dal mio nipotino il controller della sua amata console Nintendo Wii per fare qualche esperimento con questo dispositivo che pare essere un vero e proprio un concentrato di tecnologia. Il Wiimote controller dispone infatti di una sofisticata sensoristica elettronica che ha rivoluzionato la modalità di interazione uomo/macchina, come ad esempio gli accelerometri, che costituiscono forse l'aspetto più suggestivo e dinamico di questa console. Precisamente il controller dispone al suo interno di:
- Interfaccia e stack Bluetooth
- Pulsanti
- Accelerometri
- Videocamera ad infrarossi (abbinata alla Sensor Bar)
- 4 LED
- Force Feedback (vibrazione)
- Altoparlante
- Memoria Flash
- Porta d'espansione
Il Wiimote possiede un accelerometro funzionante sui 3 assi spaziali: X, Y e Z con un range di accelerazioni rilevabili va da -3G a +3G con il 10% di sensibilità. Per il puntamento sullo schermo la Wii usa l'accoppiata di una videocamera infrarossi presente sul Wiimote e della Sensor Bar, ovvero due gruppi di LED IR. La videocamera permette di individuare fino a 4 punti su una matrice di 1027x768 punti. Questo ultimo aspetto è quello che mi incuriosisce maggiormente in quanto l'elevata risoluzione della videocamera consente di effettuare diversi esperimenti nell'ambito del rilevamento e puntamento. A questo proposito mi sono subito messo a realizzare una indispensabile penna IR con del materiale che ho recuperato nel miei labs e un pennarello per lavagna scarico. Lo schema è estremamente semplice e lo riporto di seguito nel post. Scopo di questo oggetto è generare una sorgente luminosa IR rilevabile dalla telecamera per poter ad esempio utilizzare un video proiettore come lavagna elettronica multimediale. Il led è un comune led IR reperibile da qualche telecomando TV, mentre per il pulsante di accensione si può utilizzare un microswitch da circuito stampato. Consiglio caldamente di prevedere anche la resistenza in serie al led, che in moltissimi schemi trovati in rete viene omessa, per evitare di danneggiare il componente, soprattutto se si usano due pile.
- Interfaccia e stack Bluetooth
- Pulsanti
- Accelerometri
- Videocamera ad infrarossi (abbinata alla Sensor Bar)
- 4 LED
- Force Feedback (vibrazione)
- Altoparlante
- Memoria Flash
- Porta d'espansione
Il Wiimote possiede un accelerometro funzionante sui 3 assi spaziali: X, Y e Z con un range di accelerazioni rilevabili va da -3G a +3G con il 10% di sensibilità. Per il puntamento sullo schermo la Wii usa l'accoppiata di una videocamera infrarossi presente sul Wiimote e della Sensor Bar, ovvero due gruppi di LED IR. La videocamera permette di individuare fino a 4 punti su una matrice di 1027x768 punti. Questo ultimo aspetto è quello che mi incuriosisce maggiormente in quanto l'elevata risoluzione della videocamera consente di effettuare diversi esperimenti nell'ambito del rilevamento e puntamento. A questo proposito mi sono subito messo a realizzare una indispensabile penna IR con del materiale che ho recuperato nel miei labs e un pennarello per lavagna scarico. Lo schema è estremamente semplice e lo riporto di seguito nel post. Scopo di questo oggetto è generare una sorgente luminosa IR rilevabile dalla telecamera per poter ad esempio utilizzare un video proiettore come lavagna elettronica multimediale. Il led è un comune led IR reperibile da qualche telecomando TV, mentre per il pulsante di accensione si può utilizzare un microswitch da circuito stampato. Consiglio caldamente di prevedere anche la resistenza in serie al led, che in moltissimi schemi trovati in rete viene omessa, per evitare di danneggiare il componente, soprattutto se si usano due pile.
Per quanto riguarda lo sviluppo del software intendo partire dai seguenti links, che costituiscono sicuramente la base più consistente per questo tipo di progetti:
. Libreria Visual Studio per la gestione del Wiimote e relativo articolo sul suo utilizzo: WiimoteLibrary
. Sito di Johnny Lee Chang: http://johnnylee.net/projects/wii/
. Altro tipo di lavagna elettronica: http://www.smoothboard.net/
Spero di avere un po' di tempo libero per poter condurre alcuni esperimenti e di riuscire a pubblicarne i risultati più interessanti nei prossimi post.
domenica 11 aprile 2010
Firmware Titolatrice Video AVR disponibile
Volevo segnalare che ho reso disponibile una nuova release del firmware per la titolatrice video con microcontrollore AVR. La si può scaricare dal link che si trova in fondo all'articolo:
http://www.webalice.it/capaso/PROGETTI/TINY_OSD/Tiny_OSD.htm
E' in formato Intel Hex.
http://www.webalice.it/capaso/PROGETTI/TINY_OSD/Tiny_OSD.htm
E' in formato Intel Hex.
domenica 14 febbraio 2010
Carlo Gubitosa - Elogio della pirateria [2005]
Chi sono i pirati? Gli "eroi" come il Corsaro Nero per cui facevamo il tifo da piccoli, oppure soggetti che -ci dicono da grandi- sono sovversivi perché condividono musica e software? Questo libro racconta dieci storie di "eretici postmoderni" che si oppongono al dio-profitto: dai pirati dell'etere agli hacker americani da cui è nato l'open source, dai pirati della salute contro i brevetti sui farmaci ai writer urbani: dieci pratiche per salvare la nostra cultura da una precoce morte cerebrale.
Oggi la stampa e le multinazionali del software associano al termine “hacker” attività criminali o sovversive, ma nella sua accezione originale questo appellativo è stato coniato all’interno del Mit per indicare appassionati di matematica, logica ed elettronica capaci di penetrare nel cuore delle nuove tecnologie dell’informazione, persone in grado di usare allo stesso tempo il saldatore, l’oscilloscopio e i linguaggi di programmazione di basso livello per trovare soluzioni eleganti ed efficaci per i loro programmi, in una gara continua per riscrivere lo stesso algoritmo utilizzando una riga di codice in meno. In questo ambiente creativo e libero vengono sviluppate tecniche informatiche e programmi che ancora oggi sono correntemente utilizzati. Ogni hacker del Mit usava il codice degli altri come punto di partenza per una continua rincorsa al miglioramento del software, e incarcerare i programmi nella gabbia del copyright è una possibilità che non viene nemmeno presa in considerazione. Un “buon hackeraggio” per essere tale deve essere libero. Ogni programma realizzato è aperto ai miglioramenti degli altri, in un processo di perfezionamento continuo e collettivo di tutte le reazioni dalla prima comunità hacker.
Tutto comincia quando John Draper, un hacker statunitense passato alla storia con il nome di “Capitan Crunch”, incontra Dennie, un ragazzo cieco appassionato di telefonia che mostra al “Capitano” come si possono riprodurre i toni utilizzati dalle centrali telefoniche utilizzando il suo organo Hammond. Dennie sa che Draper è un ingegnere elettronico, e gli propone di costruire un circuito con il quale generare gli stessi toni per effettuare telefonate interurbane gratuite, sfruttando i punti deboli delle centrali telefoniche. Tornando a casa, Draper inizia a costruire un rudimentale dispositivo di trasmissione multifrequenza che più avanti verrà battezzato “Blue Box” (scatola Blu), proprio perché i primi, rudimentali circuiti realizzati per il “Phone Phreaking” erano confezionati in modo tutt’altro che professionale, e venivano impacchettati all’interno di normali scatolette colorate. Grazie alla sua invenzione l’ingegnere Draper si trasforma in “Capitan Crunch”, un pirata dell’era moderna che diventa il riferimento di un gruppo di ragazzi con lo stesso problema di Dennie, e che grazie alle Blue Box riescono a “navigare” gratuitamente nella rete telefonica alla ricerca di contatti umani, di nuove voci e suoni con i quali riempire il buio. John Draper deve il suo nome di battaglia ai cereali “Capitan Crunch”: in ogni confezione era contenuto un fischietto omaggio che riproduceva casualmente la nota con la frequenza di 2600 Hertz necessaria negli Stati Uniti per “ingannare” le centrali telefoniche ed evitare l’addebito delle chiamate. Le leggende apocrife nate attorno a questo personaggio narrano di telefonate intercontinentali gratuite effettuate con il solo uso del fischietto, ma sono i circuiti elettronici creati da Draper, e non il fischietto che lo ha ribattezzato, la vera chiave che apre le porte della rete telefonica mondiale a chi è abbastanza coraggioso da sfidare le ire delle grandi compagnie telefoniche. Il termine Phreaking nasce dall’unione dei telefoni (PHone) con le attività dei geniali “fricchettoni” (fREAKs) che si sono divertiti a smanettare (hacKING) sulla rete telefonica, per scoprirne misteri e debolezze. Questi avventurieri degli anni ‘70 non erano guidati dalla voglia di risparmiare qualche gettone: lo scopo dei loro giochi fuorilegge era una inestinguibile sete di conoscenza. “Freak” è un termine che indica le persone strane, i “diversi”, chi esce in qualche modo dagli schemi condivisi di “normalità” o non si attiene alle regole in vigore, e a pensarci bene Draper e i suoi ragazzi sono proprio una meravigliosa icona di questa diversità incompresa, un promemoria vivente che ci ricorda quanta genialità e quanta arte si possono nascondere dietro la disabilità e dietro la tecnologia.
Questo passo mi ha fatto ricordare che molto tempo fa ero abbonato ad una rivista americana di elettro-smanettoni che si chiamava proprio 2600: devo averne anche qualche numero in giro per casa, chissà se esite ancora...
Oggi la stampa e le multinazionali del software associano al termine “hacker” attività criminali o sovversive, ma nella sua accezione originale questo appellativo è stato coniato all’interno del Mit per indicare appassionati di matematica, logica ed elettronica capaci di penetrare nel cuore delle nuove tecnologie dell’informazione, persone in grado di usare allo stesso tempo il saldatore, l’oscilloscopio e i linguaggi di programmazione di basso livello per trovare soluzioni eleganti ed efficaci per i loro programmi, in una gara continua per riscrivere lo stesso algoritmo utilizzando una riga di codice in meno. In questo ambiente creativo e libero vengono sviluppate tecniche informatiche e programmi che ancora oggi sono correntemente utilizzati. Ogni hacker del Mit usava il codice degli altri come punto di partenza per una continua rincorsa al miglioramento del software, e incarcerare i programmi nella gabbia del copyright è una possibilità che non viene nemmeno presa in considerazione. Un “buon hackeraggio” per essere tale deve essere libero. Ogni programma realizzato è aperto ai miglioramenti degli altri, in un processo di perfezionamento continuo e collettivo di tutte le reazioni dalla prima comunità hacker.
Tutto comincia quando John Draper, un hacker statunitense passato alla storia con il nome di “Capitan Crunch”, incontra Dennie, un ragazzo cieco appassionato di telefonia che mostra al “Capitano” come si possono riprodurre i toni utilizzati dalle centrali telefoniche utilizzando il suo organo Hammond. Dennie sa che Draper è un ingegnere elettronico, e gli propone di costruire un circuito con il quale generare gli stessi toni per effettuare telefonate interurbane gratuite, sfruttando i punti deboli delle centrali telefoniche. Tornando a casa, Draper inizia a costruire un rudimentale dispositivo di trasmissione multifrequenza che più avanti verrà battezzato “Blue Box” (scatola Blu), proprio perché i primi, rudimentali circuiti realizzati per il “Phone Phreaking” erano confezionati in modo tutt’altro che professionale, e venivano impacchettati all’interno di normali scatolette colorate. Grazie alla sua invenzione l’ingegnere Draper si trasforma in “Capitan Crunch”, un pirata dell’era moderna che diventa il riferimento di un gruppo di ragazzi con lo stesso problema di Dennie, e che grazie alle Blue Box riescono a “navigare” gratuitamente nella rete telefonica alla ricerca di contatti umani, di nuove voci e suoni con i quali riempire il buio. John Draper deve il suo nome di battaglia ai cereali “Capitan Crunch”: in ogni confezione era contenuto un fischietto omaggio che riproduceva casualmente la nota con la frequenza di 2600 Hertz necessaria negli Stati Uniti per “ingannare” le centrali telefoniche ed evitare l’addebito delle chiamate. Le leggende apocrife nate attorno a questo personaggio narrano di telefonate intercontinentali gratuite effettuate con il solo uso del fischietto, ma sono i circuiti elettronici creati da Draper, e non il fischietto che lo ha ribattezzato, la vera chiave che apre le porte della rete telefonica mondiale a chi è abbastanza coraggioso da sfidare le ire delle grandi compagnie telefoniche. Il termine Phreaking nasce dall’unione dei telefoni (PHone) con le attività dei geniali “fricchettoni” (fREAKs) che si sono divertiti a smanettare (hacKING) sulla rete telefonica, per scoprirne misteri e debolezze. Questi avventurieri degli anni ‘70 non erano guidati dalla voglia di risparmiare qualche gettone: lo scopo dei loro giochi fuorilegge era una inestinguibile sete di conoscenza. “Freak” è un termine che indica le persone strane, i “diversi”, chi esce in qualche modo dagli schemi condivisi di “normalità” o non si attiene alle regole in vigore, e a pensarci bene Draper e i suoi ragazzi sono proprio una meravigliosa icona di questa diversità incompresa, un promemoria vivente che ci ricorda quanta genialità e quanta arte si possono nascondere dietro la disabilità e dietro la tecnologia.
Questo passo mi ha fatto ricordare che molto tempo fa ero abbonato ad una rivista americana di elettro-smanettoni che si chiamava proprio 2600: devo averne anche qualche numero in giro per casa, chissà se esite ancora...
Elogio della pirateria. Dal Corsaro Nero agli hacker, dieci storie di ribellioni creative (Altreconomia)
sabato 30 gennaio 2010
LC - Meter #4
Riporto la foto di un'altra realizzazione di Capaso LC Meter, questa volta merito di Enrico [IW4CXL].
mercoledì 27 gennaio 2010
domenica 24 gennaio 2010
Radio Caterina [1944]
Radio Caterina è un piccolo ricevitore per Onde Media autocostruito nel 1944 nel campo di prigionia per Internati Militari Italiani di Sandbostel. Riporto un articolo, a mio avviso molto istruttivo, apparso nel numero di novembre 1981 di Radio Rivista, organo ufficiale dell' Associazione Radioamatori Italiani (ARI), dove vengono descritti tutti i passi ed i matriali per realizzare questo ricevitore ad opera di uno dei protagonisti che vissero in prima persona l'esperienza del Lager.
La radio nei Lager
di Ernesto Viganò I2BEV
L'articolo di I8REK [1], apparso sul N. 12 di Radio Rivista del 1980, mi ha riportato alla mente quanto accaduto nel campo di Sandbostel, Stalag X B OE, riservato, con relativo trattamento speciale, agli Ufficiali Italiani che si erano rifiutati di collaborare. La storia ve la racconto io, in quanto ho partecipato a questa impresa, ma il merito deve essere diviso fra tutti quelli che hanno collaborato alla sua riuscita, senza alcuna preferenza. Tutto è iniziato con una valvola 1N5 (altro refuso: si trattava di una 1Q5, n.d.r.), pentodo ad accensione diretta ad alta pendenza che uno di noi era riuscito a nascondere durante le feroci perquisizioni. Tutto il resto del materiale occorrente per fare il classico RX in reazione [2] ce lo siamo letteralmente dovuto inventare di sana pianta. Dolce la vita per REK a trovare materiale e bigriglie! È stato veramente fortunato. Per la costruzione occorrevano: una resistenza da un paio di megaohm, due condensatori fissi da 200 e 2000 pF, uno zoccolo, la bobina col relativo filo, il variabile da 350 o 400 pF, la cuffia e le batterie: 1,5 volt per il filamento ed una quarantina per l'anodica. Di tutto questo: zero. Comunque ci siamo arrangiati e ci siamo riusciti bene. La resistenza, dopo molte prove, è stata costruita con della carta della margarina essiccata sulla stufa con alcune righe fatte con una matita di grafite tenera, due pezzetti di filo treccia luce, sfilata, in contatto con la grafite e ben stretti a due bolli fatti agli estemi delle righe: ha dato buoni risultati. Per i condensatori: le cartine delle sigarette e la stagnola dei formaggini (beati chi li riceveva nei pacchi da casa...), arrotolati stretti, con i soliti due fili in contatto con le armature, il tutto "fritto" nella cera dei moccoli regalati dal Cappellano, con un semplice calcolo per trovare la capacità giusta, hanno funzionato benissimo. Ora il variabile e la
cuffia. Se per il primo ci siamo arrangiati con della latta ricavata da scatolette accuratamente ritagliata ed i pezzi appiattiti tra due pietre levigate e strofinati a lungo, con la pazienza e l'ostinazione che solo là si aveva, con sabbia per lucidarli perfettamente, bloccati con chiodi ad una tavoletta di legno usando del cellophan come isolante, ed un pezzo di legno come manopola; per l'auricolare la faccenda si complicava maledettamente. Niente filo sottile o magneti... ma uno di noi si è ricordato di avere uno dei primi rasoi elettrici, il Raselet della Ducati, credo, ed il magnetino del motore è stato fissato in una scatoletta di latta di opportune dimensioni con una legatura e del catrame, abbiamo poi trovato il fondo particolarmente sottile di un'altra scatoletta per la membrana, fissata alla prima per mezzo di intagli sul bordo piegati alternativamente, il tutto ha funzionato perfettamente con una, direi ottima sensibilità. Lo zoccolo è stato costruito con un pezzo di masonite e ritagli di latta da uno di noi che era orologiaio di professione; era di una precisione inaudita pensando che gli unici strumenti usati erano un temperino, una forbice tipo militare ed una lametta da barba. Passiamo ora alla bobina, necessariamente a variometro per regolare la reazione. Per il supporto: un portasapone da barba cilindrico in bakelite stampata è stato facile trovarlo, ma il filo? E qui abbiamo fatto una beffa ai tedeschi che avrebbe potuto costarci molto cara C'era il sergente addetto alla posta che girava per il campo, che era piuttosto vasto, con la bicicletta munita di fanalino, ed avevamo anche osservato che non la usava mai di notte. Per farla breve: due di noi, litigando ed inseguendosi hanno urtato malamente il teutone facendolo quasi cadere; questi, infuriato, ha appoggiato la bici alla baracca e li ha presi per il collo portandoli di peso nella baracca del comando per punirli, mentre noi con un ben organizzato QRN e QRM [3] distraevamo le sentinelle sulle torrette, "qualcuno" ha tolto la dinamo alla bici, l'ha smontata, ha tolto il filo e, rimontata, l'ha messa a posto.
Eravamo persuasi che a casa non saremmo più tornati, è stata una vera pazzia che poteva costarci cara, abbiamo arrischiato e ci è andata bene. Non bisogna dimenticare che eravamo in un campo di punizione. Ora le batterie. Se per la bt. [4] è stato facile trovare come REK gli avanzi delle pile dei nostri angeli custodi, per l' anodica la faccenda era più complicata. Ma ci siamo ricordati che un certo Volta aveva inventato la pila a colonna ed allora con dei dieci centesimi in lega ricca di rame, che ci eravamo fatti lasciare col pretesto di giocare a dama, dei dischetti di zinco dei lavatoi (che ci hanno anche fornito lo stagno per le sadature usando la cera dei moccoli come pasta salda) e dischetti ritagliati dalle coperte ben impilati ed immersi in acido acetico della cucina od in orina fatta bollire e fermentata per renderla acida, abbiamo ottenuto la tensione anodica necessaria. L'erogazione durava poco per la mancanza di depolarizzanti, ma quanto bastava a captare le notizie.
Così Radio Caterina, dal nome della fidanzata di uno di noi, ha potuto far udire la sua flebile voce e darci la forza di resistere e di sopravvivere. Per rinnovare la batteria anodica ci voleva quasi una giornata di lavoro e anche questo ci aiutava a tirare avanti. Ricordo dopo la liberazione, le esclamazioni dei colleghi OM alleati [5], (che poi ci hanno riempito di materiale!), rigiravano in mano il nostro "miracolo" stupiti e non sapevano far altro che dire: "astonishing! formidabile!", dopo averlo sentito per l'ultima volta funzionare [6]. Ora chi la volesse andare a vedere, si trova presso il Museo dell'internato in Germania, a San Giovanni in Terranegra, vicino a Padova, dove l'ho rivista con commozione tempo fa. Nella sua vetrina, forse penserà che più delle batterie, a farla funzionare è stata la forza della nostra disperazione. Ma soprattutto a noi, tutti, è rimasta la grande soddisfazione di averla fatta in barba ai nostri custodi e di essere riusciti, con mesi di lavoro, a creare praticamente dal niente un qualcosa di veramente ben funzionante. Posso solo aggiungere che l'apparecchio è stato "contrabbandato" fino al campo di Fallingbostel, smontato, e anche là ha fatto impazzire i tedeschi, idrofobi per le notizie diffuse giornalmente, nonostante le loro affannose ricerche, ma questo ve lo racconterò un'altra volta.
cuffia. Se per il primo ci siamo arrangiati con della latta ricavata da scatolette accuratamente ritagliata ed i pezzi appiattiti tra due pietre levigate e strofinati a lungo, con la pazienza e l'ostinazione che solo là si aveva, con sabbia per lucidarli perfettamente, bloccati con chiodi ad una tavoletta di legno usando del cellophan come isolante, ed un pezzo di legno come manopola; per l'auricolare la faccenda si complicava maledettamente. Niente filo sottile o magneti... ma uno di noi si è ricordato di avere uno dei primi rasoi elettrici, il Raselet della Ducati, credo, ed il magnetino del motore è stato fissato in una scatoletta di latta di opportune dimensioni con una legatura e del catrame, abbiamo poi trovato il fondo particolarmente sottile di un'altra scatoletta per la membrana, fissata alla prima per mezzo di intagli sul bordo piegati alternativamente, il tutto ha funzionato perfettamente con una, direi ottima sensibilità. Lo zoccolo è stato costruito con un pezzo di masonite e ritagli di latta da uno di noi che era orologiaio di professione; era di una precisione inaudita pensando che gli unici strumenti usati erano un temperino, una forbice tipo militare ed una lametta da barba. Passiamo ora alla bobina, necessariamente a variometro per regolare la reazione. Per il supporto: un portasapone da barba cilindrico in bakelite stampata è stato facile trovarlo, ma il filo? E qui abbiamo fatto una beffa ai tedeschi che avrebbe potuto costarci molto cara C'era il sergente addetto alla posta che girava per il campo, che era piuttosto vasto, con la bicicletta munita di fanalino, ed avevamo anche osservato che non la usava mai di notte. Per farla breve: due di noi, litigando ed inseguendosi hanno urtato malamente il teutone facendolo quasi cadere; questi, infuriato, ha appoggiato la bici alla baracca e li ha presi per il collo portandoli di peso nella baracca del comando per punirli, mentre noi con un ben organizzato QRN e QRM [3] distraevamo le sentinelle sulle torrette, "qualcuno" ha tolto la dinamo alla bici, l'ha smontata, ha tolto il filo e, rimontata, l'ha messa a posto.
Eravamo persuasi che a casa non saremmo più tornati, è stata una vera pazzia che poteva costarci cara, abbiamo arrischiato e ci è andata bene. Non bisogna dimenticare che eravamo in un campo di punizione. Ora le batterie. Se per la bt. [4] è stato facile trovare come REK gli avanzi delle pile dei nostri angeli custodi, per l' anodica la faccenda era più complicata. Ma ci siamo ricordati che un certo Volta aveva inventato la pila a colonna ed allora con dei dieci centesimi in lega ricca di rame, che ci eravamo fatti lasciare col pretesto di giocare a dama, dei dischetti di zinco dei lavatoi (che ci hanno anche fornito lo stagno per le sadature usando la cera dei moccoli come pasta salda) e dischetti ritagliati dalle coperte ben impilati ed immersi in acido acetico della cucina od in orina fatta bollire e fermentata per renderla acida, abbiamo ottenuto la tensione anodica necessaria. L'erogazione durava poco per la mancanza di depolarizzanti, ma quanto bastava a captare le notizie.
Così Radio Caterina, dal nome della fidanzata di uno di noi, ha potuto far udire la sua flebile voce e darci la forza di resistere e di sopravvivere. Per rinnovare la batteria anodica ci voleva quasi una giornata di lavoro e anche questo ci aiutava a tirare avanti. Ricordo dopo la liberazione, le esclamazioni dei colleghi OM alleati [5], (che poi ci hanno riempito di materiale!), rigiravano in mano il nostro "miracolo" stupiti e non sapevano far altro che dire: "astonishing! formidabile!", dopo averlo sentito per l'ultima volta funzionare [6]. Ora chi la volesse andare a vedere, si trova presso il Museo dell'internato in Germania, a San Giovanni in Terranegra, vicino a Padova, dove l'ho rivista con commozione tempo fa. Nella sua vetrina, forse penserà che più delle batterie, a farla funzionare è stata la forza della nostra disperazione. Ma soprattutto a noi, tutti, è rimasta la grande soddisfazione di averla fatta in barba ai nostri custodi e di essere riusciti, con mesi di lavoro, a creare praticamente dal niente un qualcosa di veramente ben funzionante. Posso solo aggiungere che l'apparecchio è stato "contrabbandato" fino al campo di Fallingbostel, smontato, e anche là ha fatto impazzire i tedeschi, idrofobi per le notizie diffuse giornalmente, nonostante le loro affannose ricerche, ma questo ve lo racconterò un'altra volta. Ernesto Viganò I2BEV
Note:
[1] I8REK è il nominativo assegnato a Archimede Mingo dal Ministero delle Comunicazioni, da utilizzare per tutti i collegamenti radio. Più avanti Viganò utilizzerà il solo suffisso REK, per brevità.
[2] RX: ricevitore.
[3] QRM e QRN sono disturbi nella ricezione dei segnali radio che ne rendono difficile la comprensibilità. Il QRN è di origine atmosferica (temporali o rumore naturale), il QRM è generato dalle attività umane (scariche elettriche di apparecchiature come boiler, per esempio).
[4] bt. = batteria. In questo caso si intende per l'accensione dell filamento della valvola, che richiede una ulteriore sorgente di alimentazione che generalmente si ottiene dalla rete elettrica con un trasformatore (non disponibile a Sandbostel).
[5] OM = Old Man (radioamatore).
[6] Dopo la liberazione fu realizzato un impianto di diffusione sonora all'interno del Lager, Radio B90. Non si trattava di una vera e propria radio, quindi, ma durante una delle prime "trasmissioni" (o forse la prima?), fu utilizzata per far sentire a tutto il campo la voce della "Caterina".
[1] I8REK è il nominativo assegnato a Archimede Mingo dal Ministero delle Comunicazioni, da utilizzare per tutti i collegamenti radio. Più avanti Viganò utilizzerà il solo suffisso REK, per brevità.
[2] RX: ricevitore.
[3] QRM e QRN sono disturbi nella ricezione dei segnali radio che ne rendono difficile la comprensibilità. Il QRN è di origine atmosferica (temporali o rumore naturale), il QRM è generato dalle attività umane (scariche elettriche di apparecchiature come boiler, per esempio).
[4] bt. = batteria. In questo caso si intende per l'accensione dell filamento della valvola, che richiede una ulteriore sorgente di alimentazione che generalmente si ottiene dalla rete elettrica con un trasformatore (non disponibile a Sandbostel).
[5] OM = Old Man (radioamatore).
[6] Dopo la liberazione fu realizzato un impianto di diffusione sonora all'interno del Lager, Radio B90. Non si trattava di una vera e propria radio, quindi, ma durante una delle prime "trasmissioni" (o forse la prima?), fu utilizzata per far sentire a tutto il campo la voce della "Caterina".
Altre interessanti informazioni: http://www.radio-caterina.org/
giovedì 14 gennaio 2010
Protezione contro le inversioni di polarità
Un lettore del blog mi ha chiesto un circuitino semplicissimo per evitare che accidentali inversioni di polarità possano danneggiare un carico collegato ad una sorgente di tensione continua. La soluzione che propongo è realizzata con un diodo ed un relè con bobina in continua collegato come illustrato nello schema seguente. Il diodo D attiva la bobina del relè RL solamente se la polarizzazione è coerente con la polarità della tensione che si vuole fornire al carico e una volta attivato il relè tale tensione viene trasferita, tramite i contatti dei due scambi, al carico. In caso contrario (cioè quando la polarità delle tensione di ingresso è invertita) la bobina del relè non viene attraversata da corrente in quanto il diodo risulta polarizzato inversamente e quindi gli scambi si trovano nella posizione di riposo mantenendo scollegato il carico che risulta quindi protetto dalla tensione potenzialmente dannosa. Questa soluzione consente di proteggere carichi anche molto elevati senza bisogno di utilizzare grossi diodi rettificatori: la portata del circuito infatti è definita dalla capacità dei contatti del relè impiegato. Lo schema proposto attiva anche un led (R, L) quando la polarità è invertita, informando che il carico non è sotto tensione.
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