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venerdì 6 agosto 2010

Vendo Materiale Radioamatoriale

Vendo il seguente materiale per radioamatori:

1 antenna collineare bibanda 144/430 MHz NAGOYA BA-6300
15 metri di ottimo cavo coassiale RG-213
2 connettori rf coassiali per cavo RG-8/213
1 duplexer professionale 144/430 MHz

Tutto il materiale è nuovo con le custodie e gli imballi originali. Chi fosse interessato all'acquisto può avere maggiori informazioni seguendo questo link.

domenica 24 gennaio 2010

Radio Caterina [1944]

Radio Caterina è un piccolo ricevitore per Onde Media autocostruito nel 1944 nel campo di prigionia per Internati Militari Italiani di Sandbostel. Riporto un articolo, a mio avviso molto istruttivo, apparso nel numero di novembre 1981 di Radio Rivista, organo ufficiale dell' Associazione Radioamatori Italiani (ARI), dove vengono descritti tutti i passi ed i matriali per realizzare questo ricevitore ad opera di uno dei protagonisti che vissero in prima persona l'esperienza del Lager.


La radio nei Lager
di Ernesto Viganò I2BEV

L'articolo di I8REK [1], apparso sul N. 12 di Radio Rivista del 1980, mi ha riportato alla mente quanto accaduto nel campo di Sandbostel, Stalag X B OE, riservato, con relativo trattamento speciale, agli Ufficiali Italiani che si erano rifiutati di collaborare. La storia ve la racconto io, in quanto ho partecipato a questa impresa, ma il merito deve essere diviso fra tutti quelli che hanno collaborato alla sua riuscita, senza alcuna preferenza. Tutto è iniziato con una valvola 1N5 (altro refuso: si trattava di una 1Q5, n.d.r.), pentodo ad accensione diretta ad alta pendenza che uno di noi era riuscito a nascondere durante le feroci perquisizioni. Tutto il resto del materiale occorrente per fare il classico RX in reazione [2] ce lo siamo letteralmente dovuto inventare di sana pianta. Dolce la vita per REK a trovare materiale e bigriglie! È stato veramente fortunato. Per la costruzione occorrevano: una resistenza da un paio di megaohm, due condensatori fissi da 200 e 2000 pF, uno zoccolo, la bobina col relativo filo, il variabile da 350 o 400 pF, la cuffia e le batterie: 1,5 volt per il filamento ed una quarantina per l'anodica. Di tutto questo: zero. Comunque ci siamo arrangiati e ci siamo riusciti bene. La resistenza, dopo molte prove, è stata costruita con della carta della margarina essiccata sulla stufa con alcune righe fatte con una matita di grafite tenera, due pezzetti di filo treccia luce, sfilata, in contatto con la grafite e ben stretti a due bolli fatti agli estemi delle righe: ha dato buoni risultati. Per i condensatori: le cartine delle sigarette e la stagnola dei formaggini (beati chi li riceveva nei pacchi da casa...), arrotolati stretti, con i soliti due fili in contatto con le armature, il tutto "fritto" nella cera dei moccoli regalati dal Cappellano, con un semplice calcolo per trovare la capacità giusta, hanno funzionato benissimo. Ora il variabile e la cuffia. Se per il primo ci siamo arrangiati con della latta ricavata da scatolette accuratamente ritagliata ed i pezzi appiattiti tra due pietre levigate e strofinati a lungo, con la pazienza e l'ostinazione che solo là si aveva, con sabbia per lucidarli perfettamente, bloccati con chiodi ad una tavoletta di legno usando del cellophan come isolante, ed un pezzo di legno come manopola; per l'auricolare la faccenda si complicava maledettamente. Niente filo sottile o magneti... ma uno di noi si è ricordato di avere uno dei primi rasoi elettrici, il Raselet della Ducati, credo, ed il magnetino del motore è stato fissato in una scatoletta di latta di opportune dimensioni con una legatura e del catrame, abbiamo poi trovato il fondo particolarmente sottile di un'altra scatoletta per la membrana, fissata alla prima per mezzo di intagli sul bordo piegati alternativamente, il tutto ha funzionato perfettamente con una, direi ottima sensibilità. Lo zoccolo è stato costruito con un pezzo di masonite e ritagli di latta da uno di noi che era orologiaio di professione; era di una precisione inaudita pensando che gli unici strumenti usati erano un temperino, una forbice tipo militare ed una lametta da barba. Passiamo ora alla bobina, necessariamente a variometro per regolare la reazione. Per il supporto: un portasapone da barba cilindrico in bakelite stampata è stato facile trovarlo, ma il filo? E qui abbiamo fatto una beffa ai tedeschi che avrebbe potuto costarci molto cara C'era il sergente addetto alla posta che girava per il campo, che era piuttosto vasto, con la bicicletta munita di fanalino, ed avevamo anche osservato che non la usava mai di notte. Per farla breve: due di noi, litigando ed inseguendosi hanno urtato malamente il teutone facendolo quasi cadere; questi, infuriato, ha appoggiato la bici alla baracca e li ha presi per il collo portandoli di peso nella baracca del comando per punirli, mentre noi con un ben organizzato QRN e QRM [3] distraevamo le sentinelle sulle torrette, "qualcuno" ha tolto la dinamo alla bici, l'ha smontata, ha tolto il filo e, rimontata, l'ha messa a posto. Eravamo persuasi che a casa non saremmo più tornati, è stata una vera pazzia che poteva costarci cara, abbiamo arrischiato e ci è andata bene. Non bisogna dimenticare che eravamo in un campo di punizione. Ora le batterie. Se per la bt. [4] è stato facile trovare come REK gli avanzi delle pile dei nostri angeli custodi, per l' anodica la faccenda era più complicata. Ma ci siamo ricordati che un certo Volta aveva inventato la pila a colonna ed allora con dei dieci centesimi in lega ricca di rame, che ci eravamo fatti lasciare col pretesto di giocare a dama, dei dischetti di zinco dei lavatoi (che ci hanno anche fornito lo stagno per le sadature usando la cera dei moccoli come pasta salda) e dischetti ritagliati dalle coperte ben impilati ed immersi in acido acetico della cucina od in orina fatta bollire e fermentata per renderla acida, abbiamo ottenuto la tensione anodica necessaria. L'erogazione durava poco per la mancanza di depolarizzanti, ma quanto bastava a captare le notizie. Così Radio Caterina, dal nome della fidanzata di uno di noi, ha potuto far udire la sua flebile voce e darci la forza di resistere e di sopravvivere. Per rinnovare la batteria anodica ci voleva quasi una giornata di lavoro e anche questo ci aiutava a tirare avanti. Ricordo dopo la liberazione, le esclamazioni dei colleghi OM alleati [5], (che poi ci hanno riempito di materiale!), rigiravano in mano il nostro "miracolo" stupiti e non sapevano far altro che dire: "astonishing! formidabile!", dopo averlo sentito per l'ultima volta funzionare [6]. Ora chi la volesse andare a vedere, si trova presso il Museo dell'internato in Germania, a San Giovanni in Terranegra, vicino a Padova, dove l'ho rivista con commozione tempo fa. Nella sua vetrina, forse penserà che più delle batterie, a farla funzionare è stata la forza della nostra disperazione. Ma soprattutto a noi, tutti, è rimasta la grande soddisfazione di averla fatta in barba ai nostri custodi e di essere riusciti, con mesi di lavoro, a creare praticamente dal niente un qualcosa di veramente ben funzionante. Posso solo aggiungere che l'apparecchio è stato "contrabbandato" fino al campo di Fallingbostel, smontato, e anche là ha fatto impazzire i tedeschi, idrofobi per le notizie diffuse giornalmente, nonostante le loro affannose ricerche, ma questo ve lo racconterò un'altra volta.

Ernesto Viganò I2BEV

Note:
[1] I8REK è il nominativo assegnato a Archimede Mingo dal Ministero delle Comunicazioni, da utilizzare per tutti i collegamenti radio. Più avanti Viganò utilizzerà il solo suffisso REK, per brevità.
[2] RX: ricevitore.
[3] QRM e QRN sono disturbi nella ricezione dei segnali radio che ne rendono difficile la comprensibilità. Il QRN è di origine atmosferica (temporali o rumore naturale), il QRM è generato dalle attività umane (scariche elettriche di apparecchiature come boiler, per esempio).
[4] bt. = batteria. In questo caso si intende per l'accensione dell filamento della valvola, che richiede una ulteriore sorgente di alimentazione che generalmente si ottiene dalla rete elettrica con un trasformatore (non disponibile a Sandbostel).
[5] OM = Old Man (radioamatore).
[6] Dopo la liberazione fu realizzato un impianto di diffusione sonora all'interno del Lager, Radio B90. Non si trattava di una vera e propria radio, quindi, ma durante una delle prime "trasmissioni" (o forse la prima?), fu utilizzata per far sentire a tutto il campo la voce della "Caterina".

Altre interessanti informazioni: http://www.radio-caterina.org/

giovedì 3 dicembre 2009

Tutorial sui V.C.O.

In una di queste sere mi ero cimentato nella ricerca di un po' di informazioni relative alla teoria dei VCO (Voltage Controlled Oscillator) nella speranza di trovare in un unico tutorial tutte le nozioni che mi interessavano. Dopo qualche saltino tra vari siti ho recuperato un documento veramente ben curato e che presentava anche la simpatica caratteristica di essere scritto in italiano. Mi sono messo immediatamente a leggerlo e trovandolo di mio gradimento quasi subito mi sono ritrovato sulle pagine finali. Con mia grande sorpresa mi sono accorto che nel documento c'ero anch'io, nel senso che uno degli esempi di oscillatore riportati è stato tratto da un mio articolo di qualche tempo fa, relativo ad un progettino di VCO a Jfet (vedi pag. 16). La sensazione è stata davvero strana, perché trovare il proprio nome e cognome in un testo del quale se ne ignorano esistenza, contenuto ed autore è decisamente particolare. Ad ogni modo, secondo me è un lavoro interessante, tanto che ne riporto il link per lo scarico:
Teoria VCO

venerdì 2 ottobre 2009

Generatore di Rumore Bianco

In questi giorni ho dovuto condurre alcune misure in alta frequenza utilizzando un vecchio e poco affidabile analizzatore di spettro sprovvisto di generatore di tracking. Mi serviva quindi un semplice circuito in grado di produrre del rumore bianco con un livello abbastanza elevato e in grado di estendersi oltre al GHz. Ho utilizzato questo semplicissimo circuitino, ancora una volta recuperato rovistando nei miei schemari, che ha svolto tale compito alla perfezione. Utilizzando in luogo ai 2N3904 dei BF96S sono riuscito ad ottenere uno spettro molto "piatto" e sufficientemente esteso per poter provare alcuni ampli a microonde e visualizzare la risposta di alcuni filtri elicoidali ricavati da un duplexer. Spero possa essere utile a qualche sperimentatore.

domenica 24 maggio 2009

Sonda RF per trasmettitori

In questi giorni sto riprendendo un po' di esperimenti radio e mi sono trovato di fronte alla necessità di valutare il livello di potenza di alcuni piccoli trasmettitori. Non disponendo di strumentazione particolarmente sofisticata ed non avendo bisogno di misure molto precise, ho deciso di realizzare la semplice sondina RF oggetto di questo post. Il dispositivo è semplicissimo, come si può vedere dallo schema elettrico, e l'unico componente particolare è il diodo veloce HP2820 che sono riuscito a reperire con un po' di fortuna in un negozietto dalle mie parti. Questo componente consente infatti di rettificare tensioni RF fino a 3GHz e, una volta inserito nel circuito qui proposto, fornisce una tensione continua legata al valore di potenza che arriva dall' ingresso RF In. Avevo previsto di montare tutto all'interno di una scatolina per montaggi RF, ma non riuscendo a trovarne a buon mercato ho deciso di costruire anche quella con dei pezzetti di vetronite ramata, predisponendo dei connettori BNC per l'ingresso, la resistenza di carico da 50 o 75 ohm e per la tensione continua di uscita da portare all'oscilloscopio o ad un voltmetro. La scelta di montare esternamente la resistenza di carico da 50 ohm è stata dettata dal fatto che disponevo di molti terminatori per reti su coassiale e che a volte mi capita di operare con trasmettitori e sistemi a 75 ohm: rendendola staccabile ho quindi la possibilità di scegliere la resistenza più opportuna. C'è da tener presente che il diodo riesce a sopportare una tensione inversa di soli 15V e che quindi tutto il dispositivo consente di misurare potenze molto basse. Per utilizzarlo con trasmettitori di media potenza consiglio di usare un accoppiatore direzionale, collegando la sonda ad una porta di misura di quest' ultimo. Come accennato, la misura non è particolarmente precisa, ma con questo strumentino dispongo ora di una tensione continua legata alla potenza dell'emissione di un tx incognito e posso fare dei confronti tra vari esemplari di amplificatori.



sabato 16 maggio 2009

Tx ATV Sperimentale - v. 0.1

Le sperimentazioni sulla TV in FM continuano e dopo il collaudo e la taratura del trasmettitore ATV da 50mW con PLL, oggi ho realizzato in pochi minuti un utile mini-trasmettitore video utilizzando un vecchio VCO per cellulari recuperato diversi anni fa a qualche fiera. Non ero sicuro che si potessero modulare così profondamente questi oscillatori, come richiesto nelle trasmissioni video in FM, ma provando a collegare una sorgente video al piedino di Tuning il risultato è stato veramente interessante: l'immagine veniva ricostruita dal ricevitore in modo più che soddisfacente, mantenendo i colori e rimanendo stabile e nitida. Ho riportato alcune foto dell'immagine di un monoscopio proveniente dall'uscita video-composito del mio portatile e, anche se non sono particolarmente chiare, rendono comunque l'idea di quello che sono riuscito ad ottenere. La gamma di frequenze che sono riuscito a coprire va da 900MHz a 960MHz regolabili sommando una tensione continua al segnale video modulante, ricavata tramite un potenziometro multigiri. La distanza massima alla quale sono riuscito ad inviare il segnale è di circa 5 metri, ma in progetto ho la realizzazione di qualche piccolo amplificatore di potenza per rendere tutto il sistema un po' più robusto (a dire la verità sono quasi tentato di utilizzare qualche modulo ibrido dei terminali veicolari da 10W, ma mi sa che è un po' rischioso...). L'aspetto più divertente è che ho realizzato tutto andando a recuperare i componenti rovistando tra i cassetti e gli angoli dimenticati del mio laboratorio, dove sono riuscito anche a scovare una scatolina metallica per racchiudere il tutto.





giovedì 6 novembre 2008

Il BalUn

Riporto un articoletto che scrissi diverso tempo fa sui BalUn, che molti mi hanno sollecitato ad inserire nel blog. Buona lettura.

Introduzione
Questa paginetta raccoglie delle notizie relative alle problematiche di alimentazione delle antenne, cercando soprattutto di chiarire il concetto di linea bilanciata e sbilanciata e di illustrare il funzionamento del BalUn (BALanced/UNbalanced), che molto spesso viene tirato in ballo senza che se ne abbia molta cognizione di causa. Ovviamente l'argomento è molto vasto e l'obiettivo non è certo quello di farne una trattazione esaustiva: l'augurio è come sempre quello di soddisfare qualche curiosità e di fugare qualche dubbio.

Alimentazione antenne: linee bilanciate e sbilanciate
Come è noto, per alimentare una antenna si utilizza una linea di trasmissione opportunamente dimensionata e in condizioni di adattamento di uniformità, avendo cioè cura che l' impedenza di uscita del generatore, quella caratteristica della linea e dell'antenna siano del medesimo valore (tipicamente 50, 75, 300 ohm). Le linee di trasmissione filari (i cavi) sono essenzialmente di due tipi: bifilari (due conduttori esattamente uguali e paralleli) e coassiali (due conduttori cilindrici posti uno all'interno dell'altro per tutto lo sviluppo della linea). Supponiamo di alimentare una antenna a dipolo λ/2 con una linea bifilare, come mostrato nella figura seguente:


Come riportato nella figura, le correnti nel conduttore di andata e nel conduttore di ritorno della linea risentono dell’accoppiamento capacitivo ad esempio con un piano metallico posto nei pressi della linea e questo provoca quindi un drenaggio di corrente verso tale piano (si tratta ovviamente di correnti di spostamento, data la natura capacitiva dell’accoppiamento). Tuttavia, la corrente drenata risulta essere praticamente la stessa nei due accoppiamenti, il che mantiene la struttura bilanciata, nel senso che la corrente nei due conduttori rimane comunque uguale e quindi lo stesso avviene per i due “bracci” dell’antenna. Adesso invece consideriamo una linea di trasmissione realizzata tramite un cavo coassiale:


In condizioni ideali, la corrente arriva all’antenna (proveniente dalla sorgente) attraverso il conduttore centrale (l’anima del cavo coassiale) e torna alla sorgente percorrendo la superficie interna dello schermo del cavo. Tuttavia, in presenza del piano di massa, si verifica ancora una volta un accoppiamento capacitivo tra tale piano e i due conduttori del cavo, con la differenza, rispetto alla struttura bifilare di prima, che il conduttore esterno risente di un accoppiamento molto maggiore rispetto a quello interno. Questo determina appunto lo sbilanciamento della struttura, in quanto all’antenna giungono correnti diverse.
Quindi si hanno due situazioni:

1 - una antenna a dipolo alimentata da una linea di trasmissione bifilare è bilanciata rispetto a terra, presupponendo ovviamente che i due conduttori dell’antenna abbiano la stessa orientazione e posizione rispetto alla terra stessa; tali due conduttori sono a potenziale +V e –V da terra;

2 - se invece l’antenna è alimentata da una linea coassiale, che è un sistema sbilanciato in base a quanto detto prima, il conduttore esterno della linea ed uno dei due conduttori dell’antenna sono, rispetto a terra, ad un potenziale diverso da quello del conduttore interno della linea e dell’altro conduttore dell’antenna. Questo fatto determina l’insorgere di correnti anche sulla superficie esterna del conduttore esterno della linea, cui conseguono quindi correnti diverse nei due conduttori dell’antenna. Il campo irradiato da tali correnti sul conduttore esterno interferiscono con quello irradiato dall’antenna e quindi viene modificato il pattern di radiazione. In aggiunta a questo, risulta anche modificata l’impedenza di ingresso dell’antenna, sempre a causa delle correnti sbilanciate.

In base a queste considerazioni, deduciamo che un cavo coassiale va usato per alimentare solo antenne sbilanciate (che cioè necessitano di correnti diverse nelle loro varie parti), mentre invece, volendolo usare per alimentare una antenna bilanciata come un dipolo in λ/2 o un dipolo ripiegato, è necessario usare un dispositivo, chiamato balun (acronimo di BALanced / UNbalanced) che viene interposto tra un cavo coassiale sbilanciato ed una antenna bilanciata al fine di limitare i problemi sopra esposti e, come vedremo, anche di modificare l'impedenza vista al carico. Se il cavo di alimentazione è coassiale, l’obbiettivo del balun è quello di aumentare l’impedenza tra la superficie esterna dello schermo e la massa: in tal modo, la corrente di ritorno tende a fluire attraverso il percorso a minore impedenza, ossia quello rappresentato dalla superficie interna dello schermo.

Tipi di Balun
Di tipologie di balun ne esistono una gran varietà, e una prima sommaria classificazione può essere condotta sulla base della larghezza di banda di funzionamento: esistono infatti balun costituiti da spezzoni di linea che solitamente funzionano ad una ben precisa frequenza, e quelli che coinvolgono l'uso di componenti come toroidi o bobine, che estendono di molto la loro gamma operativa.

Balun con linea a λ/2
La versione di balun più semplice da realizzare (e sicuramente quella maggiormente diffusa tra i radioamatori) è quella costituita da uno spezzone di linea coassiale lungo λ/2 collegato come visibile in figura:


La funzione della tratto di linea aggiuntiva è quella di far giungere ai capi del carico una tensione di alimentazione par a 2 volte quella che si avrebbe con il consueto collegamento della calza al secondo braccio dell'antenna (che chiamiamo V). Infatti nel percorrere il tratto di linea a λ/2 l'onda di tensione accumula uno sfasamento pari a 180° e quindi si presenta al secondo morsetto del carico in opposizione di fase, sottoponendo quest' ultimo ad una tensione pari a 2V. (V'=2V). Da notare il carico risulta sempre collegato mediante l'anima del coassiale, quindi attraverso la calza non scorrono correnti che lo interessano e che andrebbero ad alterarne lo stato.
Se si considera che la potenza attiva trasmessa al carico nelle due configurazioni (senza il balun P e con il balun P') deve essere sempre la stessa, in quanto si suppongono le linee prive di perdite, si ha:

1) P = V2/Zo = V'2/ZL = (2V)2/ZL = 4V2/ZL = P'
2) ZL = 4Zo


Da ciò di evince che l'impedenza offerta dal carico in presenza del balun risulta essere 4 volte quella della linea e quindi oltre all'effetto di bilanciamento si è apportata anche una trasformazione di impedenza pari a 4:1. Infatti questo tipo di balun prende anche il nome di balun 4:1. Da notare infine che lo spezzone λ/2 deve essere mezz'onda per il segnale interno al cavo e non in aria: quindi nel calcolo della lunghezza bisogna ricordarsi di moltiplicare il valore della lunghezza d'onda nel vuoto per il fattore di velocità del cavo coassiale, che per quelli a 50 ohm (tipo RG58) è circa 0.66. Quindi, interponendo un balun di questo tipo tra una antenna yagi avente un dipolo ripiegato come driven element e un cavo coassiale a 50 ohm, avremo due vantaggi simultanei: il bilanciamento e l'adattamento di impedenza del carico. Ricordo infatti che il dipolo ripiegato presenta una resistenza di radiazione di circa 300 ohm, ma una volta inserito un una schiera di elementi parassiti come accade in una yagi, questa cala intorno ai 200 ohm, che sono esattamente 4 volte il valore dell'impedenza caratteristica del coax usato per alimentarla.Segue un esempio di dimensionamento di un balun 4:1 per i 50 MHz:


Balun tipo Bazooka
La quantità di corrente che fluisce sulla superficie esterna del conduttore esterno del cavo coassiale dipende sia dall’impedenza ZG tra la stessa superficie esterna e il piano di massa sia dall’eccitazione (non volontaria) della parte esterna dello schermo. Una tipologia comune è quella del cosiddetto adattatore di impedenza a bazooka, rappresentato nella figura seguente e usato tipicamente alle alte frequenze:


Si è qui schematizzata sia la situazione reale (a sinistra) sia il corrispondente circuito (a destra). L’adattatore consiste evidentemente in uno schermo cilindrico, di lunghezza pari ad un quarto di lunghezza d’onda (per cui si parla di blocco in quarto d’onda), inserito attorno allo schermo del cavo coassiale; l’estremità inferiore è posta in cortocircuito con il conduttore esterno del cavo, mentre l’altra estremità è lasciata libera. Con questo schema, si realizza perciò una particolare linea di trasmissione, i cui conduttori sono lo schermo aggiunto e lo schermo del cavo. Questa linea ha la particolarità di essere lunga λ/4 e di avere un estremo in cortocircuito: come è noto, questa configurazione fa sì che la linea, all’altro estremo, si comporti come un circuito aperto, ossia con impedenza infinita. Di conseguenza, l’impedenza tra i punti A e B mostrati in figura è teoricamente infinita (in realtà, è solo molto grande) e quindi risulta anche infinita l’impedenza tra schermo esterno e piano di massa. Questo fa’ sì che la corrente torni alla sorgente tramite il percorso da noi desiderato.

Balun con toroide in ferrite


In generale, gli adattatori di impedenza in ferrite permettono un bilanciamento a larga banda: tipicamente, il rapporto tra la massima e la minima frequenza di funzionamento è circa 3. La situazione è invece diversa per l’adattatore a bazooka: in quel caso, infatti, essendo fissa la lunghezza fisica L della linea di trasmissione, esiste solo un valore di frequenza al quale risulta L=λ/4, per cui l’adattamento si ha solo per questa frequenza. Medesima considerazione vale per il balun a mezz'onda. Questi balun sono frequentemente impiegati nelle HF.

lunedì 4 agosto 2008

Le Antenne Yagi-Uda

Viste le numerose richieste che mi pervengono da vari amici appassionati di radiantistica pubblico nel blog un vecchio articolo che ho scritto riguardo le strutture radianti Yagi-Uda.

Introduzione

Questo articoletto è volto a fornire alcune basilari informazioni sulle antenne di tipo Yagi-Uda, sia di carattere teorico che di carattere costruttivo. Queste antenne sono classificate come schiere ad elementi parassiti ed una prima descrizione scientifica del loro funzionamento è dovuta ai due ricercatori dai quali hanno ereditato il nome. Di seguito verranno fornite alcune fondamentali definizioni e i risultati più significativi relativi a questa particolare configurazione di schiere.

Definizioni

Una schiera di antenne si definisce attiva quando tutti i suoi elementi sono alimentati direttamente, ad esempio tramite delle linee di trasmissione. Viceversa, una schiera si dice passiva quando non tutte le antenne che la compongono sono alimentate direttamente: tipicamente vi è un solo elemento attivo (driven element), mentre i rimanenti elementi radianti operano in modo parassita.Effetti di prossimità – Mutua impedenza
Gli elementi radianti parassiti posti nelle immediate vicinanze dell’elemento attivo, vengono eccitati dall’effetto di accoppiamento dovuto alla mutua impedenza che ogni elemento presenta con l’elemento attivo. Se si considerano due dipoli in mezz’onda posti ad una data distanza d, e supponendo di alimentarli rispettivamente con delle tensioni V1 e V2, la distribuzione delle correnti e le tensioni di alimentazione sono legate dalle relazioni:

Questo sistema mette in evidenza il fatto che la tensione ai morsetti di ciascuna antenna è legata non solo alla distribuzione di corrente nell’antenna stessa, ma anche alla distribuzione di corrente nell’antenna posta nelle vicinanze, confermando un effetto di “accoppiamento” tra i due elementi, rappresentato dai parametri Z12 e Z21, che descrivono rispettivamente l’effetto dell’antenna 1 sull’antenna 2 e viceversa. Tali parametri prendono il nome di impedenze mutue, le quali hanno espressione analitica seguente:

Andando ad integrare numericamente tale espressione è possibile stimare gli andamenti della parte reale ed immaginaria della impedenza mutua in funzione della distanza elettrica (d/l) alla quale sono posti i dipoli:

Come si può vedere l’entità dell’accoppiamento assume valori significativi per distanze minori di l/4, mentre per distanze maggiori gli effetti di mutua interazione sono modesti: si parla quindi di effetto di prossimità, intendendo con la parola “prossimità” distanze inferiori a l/4. Il ragionamento condotto per una coppia di dipoli può essere esteso a strutture più complesse come ad esempio un insieme di N antenne:
Si consideri ancora il semplice caso in cui si hanno solamente due elementi vicini, ma questa volta uno solo viene alimentato. Tale struttura è descritta dal seguente sistema:

e risolvendo si trova:

Questo mostra dunque che esiste comunque una corrente nell’antenna 1, pur non essendo quest’ ultima alimentata direttamente e tale corrente è dovuta, come detto, all’ accoppiamento Z12; in assenza di accoppiamento (Z12=0) la corrente indotta sull’antenna 1 sarebbe nulla. E’ allora evidente che è possibile dosare opportunamente i valori di autoimpedenze (Z11, Z22) e mutue impedenze al fine di ottenere le desiderate distribuzioni di corrente e di conseguenza i diagrammi di radiazione richiesti. Nel semplice caso in esame il fattore complesso di composizione sarà:

Imponendo:

L’andamento del modulo del fattore complesso di composizione risulta dal tipo:


Risulta evidente che i massimi del fattore di composizione si hanno in corrispondenza di:

In questo modo si ottiene il massimo dell’intensità di radiazione in corrispondenza delle x positive: si dice allora che l’elemento non alimentato si comporta da riflettore, in quanto impone che la direzione del lobo principale sia opposta a alla sua posizione rispetto a quella dell’elemento attivo. Si potrebbe inoltre richiedere una retro-irradiazione nulla, il che si ottiene imponendo che il fattore di composizione si annulli in corrispondenza di un angolo pari a 180°:

Facendo riferimento al precedente grafico dell’andamento del fattore F si vede che questo si annulla in corrispondenza delle condizioni seguenti:

Aggiungendo la condizione vista precedentemente per avere un riflettore, si perviene, una volta impostata la lunghezza d'onda l, ad un sistema di tre equazioni in tre incognite, e quindi risulta possibile un dimensionamento, almeno in via teorica. Tuttavia, in generale non è facile ottenere effettivamente la condizione Z=1 (ossia modulo unitario del rapporto Z11=Z12); nella pratica si riesce ad ottenere Z prossimo all'unità, per cui la retro-irradiazione, per quanto piccola, non si può eliminare.
Per quanto riguarda i valori delle impedenze coinvolte è possibile fare le seguenti considerazioni:

- La fase di Z11 può essere regolata variando la lunghezza dell'antenna l: quando l'antenna è più corta della lunghezza di risonanza, Z11 ha una reattanza di natura capacitiva, mentre in caso contrario la reattanza è induttiva.

- L'impedenza mutua Z12 dipende dalla distanza d tra le due antenne: nella pratica si è trovato che, per ottenere le migliori prestazioni, il riflettore deve essere più lungo della sua lunghezza di risonanza e la distanza dall' antenna alimentata deve essere intorno a 0.15l.

Questo tipo di aggiustamento dei parametri viene detto tuning degli elementi e si effettua principalmente per via sperimentale, data la difficoltà di uno studio analitico esatto delle auto e mutue impedenze.Alla luce di quanto detto, quando l'elemento parassita viene realizzato pi corto della sua lunghezza di risonanza, esso si comporta come un direttore (director), nel senso che è possibile far coincidere il massimo di radiazione nella stessa direzione nella quale è posto rispetto all' elemento attivo.

Realizzazioni pratiche

Ok, basta con la teoria, vediamo ora due esempi di realizzazione: il primo propone la costruzione di una antenna a 3 elementi , mentre il secondo riguarda una antenna a 5 elementi.I dati riportati sono normalizzati alla lunghezza d'onda alla quale si fa lavorare l'antenna.

Yagi a 3 elementi
Questa antenna presenta una impedenza di 33+j7.5ohm (34ohm) ed ha un guadagno di circa 6-7dB. I conduttori utilizzati hanno uno spessore di circa 0.0036l e possono essere realizzati in alluminio o ottone.



Yagi a 5 elementi
Questa antenna presenta una impedenza di circa 50ohm ed ha un guadagno di circa 9-10dB. Anche in questo caso i conduttori hanno uno spessore di circa 0.0036l (tale valore non è particolarmente critico) e possono essere realizzati in alluminio o ottone. Dato il valore di impedenza questa antenna può essere direttamente collegata al ricetrasmettitore direttamente con del cavo RG58 o simili.


sabato 8 marzo 2008

La storia della Televisione


Mi sento di segnalare questo storico ed interessante documento tratto dalla rivista di tecnica elettronica Selezione Radio-TV del 1975, che ripercorre tutte le tappe dell'evoluzione di questo importantissima invenzione. Il tratto forse più bello è che in questo lungo articolo si parla di televisione in un modo non ancora "inquinato" dai deliri di comunicazione pubblicitaria o dai vaneggi commerciali di oggi: si analizzano solamente i passaggi storici e tecnici più consistenti e significativi. Ne consiglio caldamente la lettura, scaricando l'intero articolo dalla sezione di Download dello splendido sito interamente dedicato alla radio: Le Radio di Sophie dove sono raccolti altri interssanti decumenti relativi all'elettronica e alla radiotecnica.

sabato 12 gennaio 2008

Aggiunta sezione "Schemi vecchie radio" al sito del Capaso

E' stata aggiunta una nuova sezione al sito del Capaso, dedicata alla raccolta di schemi di vecchie radio valvolari e non, di produzione italiana ed estera; si possono trovare risorse su marche gloriose come Alocchio Bacchino, Geloso, ecc.

Amplificatore Geloso G206


Effedibi Ireos

Amplificatore Stereo G236


Geloso G306

domenica 6 gennaio 2008

sabato 22 dicembre 2007

Schema vecchia radio

Sono alla ricerca di uno schema elettrico completo o parziale di una vecchia radio a valvole prodotta dalla ditta Effedibi di Torino: si tratta del modello Genzianella. Se qualcuno avesse qualche informazione in merito da fornirmi mi sarebbe di grande aiuto. Riporto l'etichetta posta dietro al mobile dell' apparecchio e alcune foto dell'apparecchio aperto.