martedì 31 agosto 2010

R. Yates - Disturbo della quiete pubblica [1975]


Lo sguardo penetrante e la scrittura precisa e implacabile che hanno aperto la strada a Raymond Carver e Richard Ford tornano a dissezionare l'apparente normalità della middle class americana, ma con toni ancora più drammatici: sullo sfondo dell'ottimismo e della prosperità dell'era Kennedy si disegna la storia dell'ambizione frustrata - e della discesa nella follia - di John Wilder, impiegato che sogna il successo come produttore cinematografico e invece conoscerà soltanto l'angoscia dell'ospedale psichiatrico e le manipolazioni di Hollywood.

Disturbo della quiete pubblica (Minimum classics)

venerdì 27 agosto 2010

A.D.Aczel - L'enigma di Fermat [2008]


Nel 1637 il matematico francese Pierre de Fermat scrisse in una breve nota di aver dimostrato che, mentre il quadrato di un numero intero può essere scomposto nella somma dei quadrati di altri due numeri, come si evince dal teorema di Pitagora, ciò non è possibile per il cubo e per tutte le potenze superiori a due. La prova di questa affermazione non venne mai trovata tra le sue carte, e quello che venne definito "l'ultimo teorema di Fermat" rimase privo di dimostrazioni per secoli. Nel 1993 il professor Andrew Willes dell'università di Princeton , annunciò di aver risolto l'enigma dopo sette anni di lavoro. Il libro di Aczel è la ricostruzione di questa straordinaria ricerca scientifica, fatta di grandi sodalizi, intrighi e tradimenti.

L'enigma di Fermat. La soluzione di un giallo matematico durato più di tre secoli (Saggi)

giovedì 26 agosto 2010

Alan Sillitoe - La solitudine del maratoneta [1959]


Pubblicato la prima volta nel 1959, La solitudine del maratoneta deve la sua fama in parte a una suggestiva trasposizione cinematografica del racconto che dà il titolo alla raccolta, ma sicuramente allo stile innovativo, e ancor oggi modernissimo, della scrittura di Sillitoe: l’intero racconto che dà il titolo alla raccolta è un lungo inarrestabile fiume in piena di sessanta pagine che ripercorre, al ritmo dei suoi passi durante una gara di maratona, i pensieri agitati del protagonista. Colin Smith, un giovane scapestrato rinchiuso in un riformatorio, di cui il direttore dell’istituto ha intuito e incoraggiato il talento sportivo, continuerà a chiedersi a ogni passo della sua gara per chi o per cosa stia correndo, trovando l’unica risposta possibile a un passo dal traguardo, che non raggiungerà mai.

La solitudine del maratoneta (Minimum classics)

mercoledì 25 agosto 2010

Emile Zola - La fortuna dei Rougon [1871]


Primo romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart, l'intero ciclo si configura come un'analisi di un «caso clinico» collettivo: un intero ceppo familiare, di cui Zola elabora scrupolosamente l'albero genealogico, e che subisce le conseguenze patologiche di un "inquinamento" ereditario. Dai torbidi amori di una contadina arricchita ed isterica, Adélaïde Fouquet, con il marito Rougon, giardiniere, e con l'amante Macquart, contrabbandiere abbruttito dall'alcool, discendono le due famiglie Rougon e Macquart, malattie e vizi - dall'etilismo all'ambizione, dalla tubercolosi all'avidità, all'arrivismo - si diffondono nei vari rami dell'albero genealogico. I discendenti di Adélaïde Fouquet, ognuno rimanendo necessariamente legato all'originario ceppo inquinato in qualche aspetto del carattere, si disperdono nei vari settori e ambienti della società francese del secondo Impero, nella borghesia, nel proletariato, nella piccola borghesia, dagli ambienti più elevati (ritroviamo un Rougon ministro) a quelli più infimi (i bassifondi di Parigi, la miniera). La "malattia" della famiglia Rougon-Macquart è descritta attraverso lo «schermo verista» del positivismo. Scrive Zola nella "Préface" al primo romanzo del ciclo: «Voglio spiegare come una famiglia, un piccolo gruppo di esseri, si comporti in una società, espandendosi in dieci, venti individui che, a prima vista, sembrano profondamente diversi, ma che l'analisi mostra intimamente legati gli uni agli altri. L'eredità, come il peso, ha le proprie leggi. Cercherò di trovare e di seguire, risolvendo la duplice questione dei temperamenti e degli ambienti, il filo che conduce matematicamente da un uomo ad un altro. E quando tirerò tutti i fili, quando avrò fra le mani un intero gruppo sociale, farò vedere questo gruppo all'opera, attore di un'epoca storica; lo creerò agendo nella complessità dei suoi sforzi, analizzerò contemporaneamente la spinta generale dell'insieme... Quest'opera, che si articolerà in vari episodi, è dunque, nel mio pensiero, la storia naturale e sociale di una famiglia sotto il Secondo Impero. E il primo episodio, La fortune des Rougon, deve chiamarsi secondo il suo titolo scientifico, Les origines»

La fortuna dei Rougon (I grandi libri)

sabato 21 agosto 2010

Papillon [1973]

martedì 17 agosto 2010

Paper Model - F-16 Figthing Falcon [Prototype]

Oggi mi sono cimentato nella realizzazione di un esemplare di caccia F-16 Figthing Falcon in scala 1:48. Prima di lanciarmi nella costruzione della versione definitiva ho voluto provare un prototipo in bianco e nero per valutare la difficoltà del montaggio. Infatti il progetto non prevede strutture portanti interne e presenta pochissime linee di piegatura, circostanze che mi hanno fatto sospettare difficoltà o imprecisioni nell'assemblaggio. Devo dire invece che è andato tutto liscio (a parte qualche mio errorino di distrazione...) e in un paio di sessioni di lavoro sono riuscito a costruire il prototipo ritratto nelle foto. Per semplicità ho scelto la versione in volo (senza carrelli), con i due serbatoi sotto le ali e senza alcun armamento. La colorazione grigia non rispecchia certamente la livrea originale, ma le forme sono sicuramente apprezzabili. Spero il prima possibile di recuperare le stampe e colori e di costruirne la versione definitiva anche perché tanti anni fa ho realizzato il modellino in plastica di un F-16 e mi piacerebbe fare un confronto tra i due lavori. Segnalo inoltre che non sono riuscito a capire di che versione di F-16 si tratta (a me pare un F16-C, ma non ne sono sicuro): se qualcuno la riconosce mi farebbe un favore segnalandomela.






lunedì 16 agosto 2010

sabato 14 agosto 2010

Patrick Suskind - Il profumo [1985]


Jean-Baptiste Grenouille, nato il 17 luglio 1738 nel luogo più puzzolente di Francia, il Cimetière des Innocents di Parigi, rifiutato dalla madre fin dal momento della nascita, rifiutato dalle balie perché non ha l'odore che dovrebbero avere i neonati, anzi perché "non ha nessun odore", rifiutato dagli istituti religiosi, riesce a sopravvivere a dispetto di tutto e di tutti. E, crescendo, scopre di possedere un dono inestimabile: una prodigiosa capacità di percepire e distinguere gli odori. Forte di questa facoltà, di quest'unica qualità, Grenouille decide di diventare il più grande profumiere del mondo, e il lettore lo segue nel suo peregrinare tra botteghe odorose, apprendista stregone che supera in breve ogni maestro passando dalla popolosa e fetida Parigi a Grasse, città dei profumieri nell'ariosa Provenza. L'ambizione di Grenouille non è quella di arricchirsi, né ha sete di gloria; persegue, invece, un suo folle sogno: dominare il cuore degli uomini creando un profumo capace di ingenerare l'amore in chiunque lo fiuti, e pur di ottenerlo non si fermerà davanti a nulla.

Il profumo (I grandi)

venerdì 13 agosto 2010

mercoledì 11 agosto 2010

lunedì 9 agosto 2010

Roberto Saviano - Gomorra [2006]


Questo incredibile, sconvolgente viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra si apre e si chiude nel segno delle merci, del loro ciclo di vita. Le merci "fresche", appena nate, che sotto le forme più svariate - pezzi di plastica, abiti griffati, videogiochi, orologi - arrivano al porto di Napoli e, per essere stoccate e occultate, si riversano fuori dai giganteschi container per invadere palazzi appositamente svuotati di tutto, come creature sventrate, private delle viscere. E le merci ormai morte che, da tutta Italia e da mezza Europa, sotto forma di scorie chimiche, morchie tossiche, fanghi, addirittura scheletri umani, vengono abusivamente "sversate" nelle campagne campane, dove avvelenano, tra gli altri, gli stessi boss che su quei terreni edificano le loro dimore fastose e assurde - dacie russe, ville hollywoodiane, cattedrali di cemento e marmi preziosi - che non servono soltanto a certificare un raggiunto potere ma testimoniano utopie farneticanti, pulsioni messianiche, millenarismi oscuri. Questa è oggi la camorra, anzi, il "Sistema", visto che la parola "camorra" nessuno la usa più: da un lato un'organizzazione affaristica con ramificazioni impressionanti su tutto il pianeta e una zona grigia sempre più estesa in cui diventa arduo distinguere quanta ricchezza è prodotta direttamente dal sangue e quanta da semplici operazioni finanziarie. Dall'altro lato un fenomeno criminale profondamente influenzato dalla spettacolarizzazione mediatica, per cui i boss si ispirano negli abiti e nelle movenze a divi del cinema e a creature dell'immaginario, dai gangster di Tarantino alle sinistre apparizioni de "Il corvo" con Brandon Lee. Figure come Gennarino McKay, Sandokan Schiavone, Cicciotto di Mezzanotte, Ciruzzo 'o Milionario, se non avessero provocato decine di morti ammazzati potrebbero sembrare in tutto e per tutto personaggi inventati da uno sceneggiatore con troppa fantasia. In questo libro avvincente e scrupolosamente documentato Roberto Saviano ha ricostruito sia le spericolate logiche economico-finanziarie ed espansionistiche dei clan del napoletano e del casertano, da Secondigliano a Casal di Principe, sia le fantasie infiammate che alle logiche imprenditoriali coniugano il fatalismo mortuario dei samurai del medioevo giapponese. Ne viene fuori un libro anomalo e potente, appassionato e brutale, al tempo stesso oggettivo e visionario, di indagine e di letteratura, pieno di orrori come di fascino inquietante, un libro il cui giovanissimo autore, nato e cresciuto nelle terre della più efferata camorra, è sempre coinvolto in prima persona. Sono pagine che afferrano il lettore alla gola e lo trascinano in un abisso dove davvero nessuna immaginazione è in grado di arrivare.

Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra (Piccola biblioteca oscar)

domenica 8 agosto 2010

M. Antonioni - Zabriskie Point [1970]

G. Tassini - Aneddoti storici veneziani [1897]


L’opera fu pubblicata per la prima volta nel 1897, a oltre trent’anni di distanza dalla prima edizione delle Curiosità veneziane (1863) a cui Tassini deve maggiormente la sua celebrità. Gli Aneddoti storici facevano seguito a quella monumentale compilazione come un compendio, quasi una postfazione che raccoglieva e riordinava le perle in ombra, scampoli mirabili, avanzi gustosissimi che non avevano trovato posto nel precedente lavoro o a cui non era stata data una luce sufficiente. La famiglia paterna di Tassini apparteneva alla vecchia borghesia veneziana. Suo padre in realtà era nato a Costantinopoli dove il nonno lavorava nella cancelleria del Bailo, ossia l’ambasciatore della Serenissima. Sua madre era una nobile austriaca, figlia d’un colonnello dell’Impero. “Nasso da pare turco e da mare todesca, no posso che esser strambo” (“Nasco da padre turco a da madre tedesca, non posso che esser strambo”), diceva di sé lo studioso. Essendosi dedicato per tutta la vita a raccogliere materiale inedito, curioso, informativo sulla storia e sulle vicende anche più minute di Venezia, Giuseppe Tassini aveva già sessantanove anni quando diede alle stampe gli Aneddoti storici e si firmò con uno pseudonimo, un anagramma del suo nome: G. Nissati. L’opera raccoglie oltre centocinquanta episodi e ognuno di essi apre una finestra su un aspetto particolare, dimenticato, curioso della vita veneziana, dalla grande storia alla quotidianità prosaica, tra personaggi singolari, vicende stravaganti o semplici curiosità offerte dalla città. Gli Aneddoti storici fu l’ultima pubblicazione di Giuseppe Tassini. Dal 1875 abitava in un appartamento che s’apriva su una corte di Calle degli Specchieri, a San Zulian, a pochi passi dal Caffè dei Segretari che era il suo luogo quotidiano di sosta e di ritrovo degli amici. In quella casa morì nel 1899.

sabato 7 agosto 2010

J.L. Borges - Storia universale dell'infamia [1935]


Simile a un enciclopedista cinese, Borges volle accostare una sequenza di destini tenebrosi come altrettanti "esercizi di prosa narrativa". Il tono è quello, impassibile, di chi intende "raccontare con lo stesso scrupolo le esistenze degli uomini, siano stati divini, mediocri o criminali", e ritrovarle tutte in una pura "superficie di immagini". Ma chi cercasse in questi ritratti dati certi e attendibili si ingannerebbe. Ispiratore occulto è qui Marcel Schwob, che nelle sue Vite immaginarie inventava le biografie di uomini "che erano realmente esistiti ma di cui non si sapeva pressoché nulla". Procedimento che in Borges si inverte: "leggevo la vita di un personaggio conosciuto e la deformavo e falsificavo deliberatamente secondo la mia fantasia". Comune a Schwob e a Borges rimane una certa scansione della frase, che "da un'impressione di ironia per il naturale contrasto che si crea tra un fatto che ci sembra meraviglioso o abominevole e la brevità sdegnosa di un racconto". Con la sua usuale sprezzatura, Borges definì una volta queste storie "l'irresponsabile gioco di un timido". Di fatto erano il primo gioiello di una nuova specie di letteratura.

Storia universale dell'infamia (Biblioteca Adelphi)

venerdì 6 agosto 2010

A.Conan Doyle - Le avventure di Sherlock Holmes [1891]


Il più popolare detective di tutta la letteratura mondiale, Sherlock Holmes, creato nel 1887 dalla geniale penna di Arthur Conan Doyle, ha sempre un solo scopo: risolvere con l'arma della sua intelligenza gli enigmi che gli si presentano, anche quando sembrano assolutamente inespugnabili. Fedele alla sua "scienza della deduzione", che sfrutta ogni minimo indizio, segno o dettaglio per trovare la soluzione, affronta crimini ingarbugliati e appassionanti con freddezza ed estrema razionalità. Le avventure di Sherlock Holmes riunisce dodici casi, uno più complesso dell'altro, in cui il celebre investigatore deve salvare la vita di un uomo o il patrimonio di una banca o una donna in pericolo, ricorrendo anche a travestimenti (da prete, da marinaio o da mendicante). Immancabilmente, al suo fianco c'è il dottor Watson, amico e biografo, sbalordito quanto il lettore dalle infallibili capacità deduttive di Holmes.

Le avventure di Sherlock Holmes. Ediz. integrale (Grandi tascabili economici)

J.L.Borges - La casa di Asterione

So che mi accusano di superbia, e forse di misantropia, o di pazzia. Tali accuse (che punirò al momento giusto) sono ridicole. E vero che non esco di casa, ma è anche vero che le porte (il cui numero è infinito)* restano aperte giorno e notte agli uomini e agli animali. Entri chi vuole. Non troverà qui lussi donneschi ne' la splendida pompa dei palazzi, ma la quiete e la solitudine.
E troverà una casa come non ce n'è altre sulla faccia della terra. (Mente chi afferma che in Egitto ce n'è una simile.) Perfino i miei calunniatori ammettono che nella casa non c'è un solo mobile. Un'altra menzogna ridicola è che io, Asterione, sia un prigioniero. Dovrò ripetere che non c'è una porta chiusa, e aggiungere che non c'è una sola serratura? D'altronde, una volta al calare del sole percorsi le strade; e se prima di notte tornai, fu per il timore che m'infondevano i volti della folla, volti scoloriti e spianati, come una mano aperta. Il sole era già tramontato, ma il pianto accorato d'un bambino e le rozze preghiere del gregge dissero che mi avevano riconosciuto. La gente pregava, fuggiva, si prosternava; alcuni si arrampicavano sullo stilobate del tempio delle Fiaccole, altri ammucchiavano pietre. Qualcuno, credo, cercò rifugio nel mare. Non per nulla mia madre fu una regina; non posso confondermi col volgo, anche se la mia modestia lo vuole.
La verità è che sono unico. Non m'interessa ciò che un uomo può trasmettere ad altri uomini; come il filosofo, penso che nulla può essere comunicato attraverso l'arte della scrittura. Le fastidiose e volgari minuzie non hanno ricetto nel mio spirito, che è atto solo al grande; non ho mai potuto ricordare la differenza che distingue una lettera dall'altra. Un'impazienza generosa non ha consentito che imparassi a leggere. A volte me ne dolgo, perché le notti e i giorni sono lunghi.
Certo, non mi mancano distrazioni. Come il montone che s'avventa, corro pei corridoi di pietra fino a cadere al suolo in preda alla vertigine. Mi acquatto all'ombra di una cisterna e all'angolo d'un corridoio e giuoco a rimpiattino. Ci sono terrazze dalle quali mi lascio cadere, finché resto insanguinato. In qualunque momento posso giocare a fare l'addormentato, con gli occhi chiusi e il respiro pesante (a volte m'addormento davvero; a volte, quando riapro gli occhi, il colore del giorno è cambiato). Ma, fra tanti giuochi, preferisco quello di un altro Asterione. Immagino ch'egli venga a farmi visita e che io gli mostri la casa. Con grandi inchini, gli dico: "Adesso torniamo all'angolo di prima," o: "Adesso sbocchiamo in un altro cortile," o: "Lo dicevo io che ti sarebbe piaciuto il canale dell'acqua," oppure: "Ora ti faccio vedere una cisterna che s'è riempita di sabbia," o anche: "Vedrai come si biforca la cantina." A volte mi sbaglio, e ci mettiamo a ridere entrambi.
Ma non ho soltanto immaginato giuochi; ho anche meditato sulla casa. Tutte le parti della casa si ripetono, qualunque luogo di essa e un altro luogo. Non ci sono una cisterna, un cortile, una fontana, una stalla; sono infinite le stalle, le fontane, i cortili, le cisterne. La casa è grande come il mondo. Tuttavia, a forza di percorrere cortili con una cisterna e polverosi corridoi di pietra grigia, raggiunsi la strada e vidi il tempio delle Fiaccole e il mare. Non compresi, finché una visione notturna mi rivelò che anche i mari e i templi sono infiniti. Tutto esiste molte volte, infinite volte; soltanto due cose al mondo sembrano esistere una sola volta: in alto, l'intricato sole; in basso, Asterione. Forse fui io a creare le stelle e il sole e questa enorme casa, ma non me ne ricordo.
Ogni nove anni entrano nella casa nove uomini, perché io li liberi da ogni male. Odo i loro passi o la loro voce in fondo ai corridoi di pietra e corro lietamente incontro ad essi. La cerimonia dura pochi minuti. Cadono uno dopo l'altro; senza che io mi macchi le mani di sangue. Dove sono caduti restano, e i cadaveri aiutano a distinguere un corridoio dagli altri. Ignoro chi siano, ma so che uno di essi profetizzò, sul punto di morire, che un giorno sarebbe giunto il mio redentore. Da allora la solitudine non mi duole, perché so che il mio redentore vive e un giorno sorgerà dalla polvere. Se il mio udito potesse percepire tutti i rumori del mondo, io sentirei i suoi passi. Mi portasse a un luogo con meno corridoi e meno porte! Come sarà il mio redentore? Sarà forse un toro con volto d'uomo? O sarà come me?

Il sole della mattina brillò sulla spada di bronzo. Non restava più traccia di sangue.
"Lo crederesti, Arianna?" disse Teseo. "Il Minotauro non s'è quasi difeso."

Jorge Luis Borges - La casa di Asterione - L'Aleph [1949]

[*] L'originale dice quattordici, ma non mancano motivi per inferire che, in bocca di Asterione, questo aggettivo numerale vale infiniti.

Vendo Materiale Radioamatoriale

Vendo il seguente materiale per radioamatori:

1 antenna collineare bibanda 144/430 MHz NAGOYA BA-6300
15 metri di ottimo cavo coassiale RG-213
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1 duplexer professionale 144/430 MHz

Tutto il materiale è nuovo con le custodie e gli imballi originali. Chi fosse interessato all'acquisto può avere maggiori informazioni seguendo questo link.

martedì 3 agosto 2010

Paper Model - Stonehenge

Oggi ho trovato il tempo per postare alcune foto del mio ultimo lavoretto cartaceo: la replica del famoso complesso megalitico di Stonehenge.  Questo complesso si trova nella piana di Salisbury (Wiltshire), nel sud dell'Inghilterra ed è costituito da macigni di pietra Sarsen (arenaria grigia più dura del granito) e da Bluestones che arrivano a pesare anche 30 tonnellate e a raggiungere i 6 metri di altezza. Tutto l'insieme di megaliti forma un cerchio di circa 30 metri di diametro. La posa di alcuni massi di questo sito archeologico risale al 2500 a.C. mentre quelli più recenti sono datati 2100 a.C. circa. Il fascino di questa struttura è in buona misura dovuto allo scopo per il quale le popolazioni preistoriche hanno scolpito ed eretto le pietre e la funzione che questa doveva svolgere. Il modellino che ho realizzato è disposto su di un piedistallo quadrato di circa 28cm di lato e devo ammettere che è stato un po' noioso costruirlo data la monotonia dei pezzi di pietra, praticamente tutti uguali. La scala risulta circa 1:130. In rete si trovano innumerevoli articoli dedicati a questo monumento e un buon punto di partenza è sicuramente Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Stonehenge













lunedì 2 agosto 2010

G. Flaubert - Madame Bovary e Tre racconti


La pubblicazione di Madame Bovary ha creato il primo e più clamoroso caso di intervento censorio pubblico ai danni di un’opera moderna: insieme al successo, infatti, lo scrittore ottenne una incriminazione per oltraggio alla morale pubblica e alla religione, da cui, peraltro, fu assolto. La sua Emma è diventata immediatamente il simbolo del disagio e dell’insofferenza borghese: vittima di una sorta di “vampirismo” che le procura appetiti e desideri sempre crescenti e un’infelicità sempre più vorticosa, è destinata a soccombere alla sua stessa smaniosa irrequietezza. I Tre racconti sono considerati autentici vertici dell’arte di Flaubert, per alcuni critici addirittura il suo capolavoro. Alla lirica essenzialità di Un cuore semplice, “epos” della più umile realtà quotidiana, segue la conversione mistica al culmine di una vita dissoluta in La leggenda di San Giuliano Ospitaliere, fino agli splendori materiali e alle miserie morali della Giudea precristiana dell’Erodiade. Tre gioielli di perfezione stilistica ed essenzialità espressiva

Madame Bovary-Tre racconti. Ediz. integrali (Grandi tascabili economici)
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