martedì 14 febbraio 2012

W. Faulkner - Go down, Moses [1942]


Nel Sud di Faulkner bianchi e neri non si pensano della medesima specie, eppure sono fratelli. È stato Carothers McCaslin, il capostipite della dinastia, a generare il figlio bianco e il figlio nero, due fratellastri di colore diverso che abitano la stessa terra. Ma la terra dovrà andare al figlio bianco, l'unico intestatario del nome paterno. Senonché Ike McCaslin rinuncia, rifiuta il suo privilegio. L'orso, forse la piú bella delle sette storie di questo libro (e forse la piú bella delle storie mai scritte da Faulkner), racconta la sua iniziazione alla natura selvaggia e insieme l'atroce realizzazione della violenza insita nella sua nascita. Come scrive Nadia Fusini nel saggio che accompagna questa edizione: «Cominciando dalle ultime volontà del capostipite McCaslin, passando per le stravaganti gesticolazioni di libertà vigilata dei suoi eredi, tra i quali suo padre, Ike legge, esamina, decifra i segni dell'eredità. Ike non è colto di sorpresa dal passato rimosso, gli va incontro volontariamente, lo conosce. E sceglie che no, lui a quel complesso viluppo di identità e possesso, a quei beni e a quei titoli di godimento rinuncia. Si toglie qualcosa (dei beni, dei possessi), ma soprattutto si toglie da qualcosa (l'ingiustizia, il male). Si spoglia del desiderio: che si scarichi nella terra o sulla donna, la pulsione sfocia nella stessa libidine di godimento. In quei beni e valori si annida una potenza pulsionale, una libido dominandi e generandi che va estirpata; va annientata. Quella dentro di sé, contro di sé, è l'unica guerra civile che Ike - l'impolitico - ammetta».

Go down, Moses (Supercoralli. Serie i classici contempor.)

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