lunedì 12 dicembre 2011

A. Camilleri - La pista di sabbia [2007]


L'incubo è la Cavalla della Notte: la fantasima sganasciante, con froge e zoccoli. Abita la coscienza disfatta dal sonno, il buio accidioso degli istinti, la cecità delle tentazioni, il rodìo dei rimpianti e delle nostalgie nella costernazione per il tempo che si vor­rebbe fermo e invece sopravanza e soverchia. L'incubo è la qualità equina, 1'astrazione che governa questo romanzo di amazzoni e di allevatori di cavalli purosangue, ambientato tra scuderie e maneggi, ippodromi e piste: tra corse clandestine e corse di beneficenza. Un mondo nuovo sorprende e spiazza il commissario Montalbano. Una società che strepita a vuoto, su quella linea logora che a stento separa un vestibolo di ignavi, di smidollati e di viziosi (aristocratici alcuni, ma per lo più imprenditori e uomini d'affari), dall' «inferno» della vecchia e della nuova mafia. Un «suon di man» echeg­gia, in questo vestibolo, come in quel­lo dell'Inferno dantesco. Ma se i «cat­tivi» di Dante erano «stimolati molto» da «mosconi» e «vespe», questi luna­tici circensi spiaccicano sulle loro go­te nugoli di moscerini. Tutto ruota attorno alla carcassa rapita di un cavallo da corsa. E a un cadavere trova­to seminudo, con un proiettile in cor­po, buttato al sole e ai cani. Due ro­manzi si chiudono l'un dentro l'altro. Le piste si intrecciano e si confondono. Ciò che sembra chiaro al dritto, si ri­vela oscuro al rovescio. Montalbano ca­valca un doppio incubo. Monta dap­prima sulla «cavaddra-fìmmina». E poi, maldestro, inforca un cavallo di bronzo: un ordigno metamorfico, che lo trabalza «con la faccia verso il culo della vestia», e lo porta su piste di sab­bia, là dove le orme si sperdono e can­cellano. Montalbano è un aruspice an­nebbiato dai gabbamenti della memo­ria e dagli «incubi» dell'incipiente vecchiaia. Avrebbe bisogno di un paio d'«occhiali». Sente la bestia sotto di sé. Ma forse è lui stesso un «cavallo» condotto da eventi che non sa decifrare. Come la madonna Oretta di una novella del Decameron, il com­missario scenderà infine dai «cavalli» di «duro trotto» e di andatura sbagliata (a barzelloni e traballoni). Si ritro­verà. Tornerà ai consueti avvedimen­ti: trucchi, «sfunnapiedi», o «sal­tafossi». E ancora una volta, senza ausilio d'occhiali, saprà ricomporre, leggere, e raccontarsi, una «bellissima» storia.

La pista di sabbia (La memoria)

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