
>> CapasoBlog <<
<CAPASO>In questo spazio raccolgo tutto quello che mi incuriosisce e che mi salta in mente. Non esiste una logica particolare con la quale vengono inseriti i post, l'unico criterio è il mio stato d'animo al momento dell'inserimento. Ogni commento è gradito e prezioso. </CAPASO>
martedì 8 dicembre 2009
José Saramago - Oggetto quasi [1984]

domenica 6 dicembre 2009
José Saramago - L'uomo duplicato [2002]

giovedì 3 dicembre 2009
Tutorial sui V.C.O.

Teoria VCO
sabato 28 novembre 2009
Benito Perez Galdos - Tristana [1892]

domenica 22 novembre 2009
Camillo Boito - Senso

domenica 15 novembre 2009
Maurizio Perozzi
sabato 31 ottobre 2009
Erri De Luca - Valore
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finche' dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra' piu' niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord, qual'e' il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Paper Model - Gondola step #3
mercoledì 28 ottobre 2009
Paper Model - Gondola step #2
martedì 27 ottobre 2009
La Gondola veneziana
E’ stato detto che la gondola non è un complemento di Venezia : la gondola “è” Venezia. Di essa non si conosce però né quando né come è nata, e non è sicuro neppure quale sia l’etimologia del suo nome. A quest’ultimo riguardo, le ipotesi spaziano dal greco “kondu”, che significa coppa o tazza, al napoletano “vongola” quale variante del latino “conchula”, piccola conchiglia (è il Sansovino il proponente di una tale, poco probabile, derivazione). L’ipotesi più accreditata sembra sia una successiva corruzione di pronuncia dal latino “cymbula” o barchetta. A riguardo della sua data di nascita, la prima citazione scritta del vocabolo “gundulam” risale circa all’anno 1000, in un decreto del Doge dell’epoca per dispensare gli abitanti di Loreo dal fornirgliene una, a meno che non lo facessero... volontariamente. Ma l’imbarcazione di cui si trattava era ben diversa dalla gondola quale si verrà configurando successivamente: era, più verosimilmente, una barca a fondo piatto, tozza e panciuta, quale veniva impiegata all’epoca e non solo in laguna. Solo nel tardo quattrocento si trovano alcune incisioni in legno di xilografi tedeschi che riproducono barchette sottili, curve, a fondo piatto, con una piccola tenda al centro ed ornamenti metallici alle estremità che richiamano la forma delle gondole quali noi oggi le conosciamo. Non siamo però ancora alla vera e propria gondola, della quale si avrà una fedele riproduzione soltanto nella famosissima pianta di Venezia dovuta ad Jacopo de Barbari, datata 1500. Si può quindi ritenere che soltanto verso la fine del XV secolo la gondola abbia assunto la fisionomia che poi rimarrà sostanzialmente immutata nei secoli.
Ciò suscitò clamori e proteste, ed urla di scherno venivano proferite al suo passaggio: ma ormai i “Provveditori sopra le pompe” non esistevano più. Interessante era in Venezia il sistema dei traghetti, che non si limitava a servire le sponde prospicienti del Canal Grande (si ricorda che sino al secolo XIX esisteva sulla via d’acqua il solo ponte di Rialto), ma collegava con burchi la città lagunare anche con la terraferma, con Padova e addirittura Ferrara. Per quest’ultima località la “Barca corriera” impiegava tre giorni in un viaggio in cui si mangiava male, si dormiva peggio in luride cabine, tra la più varia umanità, il bestiame, mercanzie e carichi non sempre olezzanti. Servizio più raffinato era offerto dai “burchielli”, ed in particolare dal “Burchiello” per eccellenza, che percorreva il fiume Brenta sino a Padova con un servizio giornaliero. Il battello era riccamente decorato all’esterno ed all’interno, dotato di comodità, serviva prevalentemente la gente “bene” ed i nobili. Da Venezia a Padova impiegava 16 ore (comprese le soste), con l’uso di remi o trainato da cavalli, ed “ogni venti minuti avanzava un miglio” come testimonia il Goldoni, il quale precisa anche che prima di imbarcarsi i passeggeri raccomandavano l’anima a Dio, sebbene si navigasse “senza periglio”. Con le gondole si servivano anche i casoni da caccia e pesca in laguna, dove la vita si svolgeva in allegria, tra piacevoli brigate, cui le dame venivano invogliate a partecipare poiché la sera “imparerè a far d’i zioghi…”. E, per analogo proposito, le gondole erano anche spesso il regno delle “cortigiane”. Queste non erano però le comuni “professioniste”, di cui v’era abbondanza in Venezia, dotate anche di un certo potere, tanto che una volta si recarono in delegazione dal Doge per protestare contro l’eccessiva pratica della sodomia, che toglieva loro il lavoro! In effetti, l’omosessualità era molto diffusa in città, anche perché i giovani erano indotti a ciò nei lunghi viaggi a bordo, che li tenevano lontani dalla terraferma per mesi ed anche per anni. La “cortigiana”. Più vicina alla “etera” dell’antica Grecia, era invece spesso una donna colta, magari educata alla musica ed al canto, frequentata dalle alte cariche dello Stato e da artisti e letterati, capace anche di declamare in rima durante le passeggiate sentimentali nelle notti veneziane. La gondola la fa spesso da protagonista in tutte le vicende della storia della repubblica di Venezia, dalla difesa contro gli assalitori turchi, agli anni radiosi del dominio veneziano dei mari, allo sconsiderato periodo settecentesco, alla triste conclusione della Serenissima sotto i predaci artigli di Napoleone, alle manifestazioni patriottiche sotto la dominazione austriaca, sino alla malinconica fine della Repubblica di Manin nel 1849:“Ehi della gondola, qual novità?
Il morbo infuria, il pan ci manca
sul ponte sventola bandiera bianca!”
Poi le vicende più recenti, ed oggi la gondola ed i gondolieri a difendere ancora battaglierescamente la loro sopravvivenza in barba al progresso, un po’ distratti dalle rendite turistiche ed un po’ impegnati nella difesa contro i danni arrecati dal moto ondoso dei natanti a motore.



