domenica 26 giugno 2011

U. Eco - Baudolino [2000]


In quella zona del basso Piemonte dove, anni dopo, sorgerà Alessandria, Baudolino, un piccolo contadino fantasioso e bugiardo, conquista Federico Barbarossa e ne diventa figlio adottivo. Baudolino affabula e inventa ma, quasi per miracolo, tutto quello che immagina, produce Storia. Così, tra le altre cose, costruisce la mitica lettera del Prete Giovanni, che prometteva all'Occidente un regno favoloso, nel lontano Oriente, governato da un re cristiano. Avventura picaresca, romanzo storico in cui emergono in germe i problemi dell'Italia contemporanea, storia di un delitto impossibile, racconto fantastico, teatro di invenzioni linguistiche esilaranti, questo libro celebra la forza del mito e dell'utopia.

Baudolino (Tascabili. Best Seller)

martedì 21 giugno 2011

W. Faulkner - Assalonne, Assalonne! [1936]


Nel gennaio del 1937, recensendo su «El Hogar», il recente Assalonne, Assalonne!, Borges scriveva: «Conosco due tipi di scrittore: l’uomo la cui prima preoccupazione sono i procedimenti verbali, e l’uomo la cui prima preoccupazione sono le passioni e le fatiche dell’uomo. Di solito si denigra il primo tacciandolo di “bizantinismo” o lo si esalta definendolo “artista puro”. L’altro, più fortunato, riceve gli epiteti elogiativi di “profondo”, “umano”, “profondamente umano” o il lusinghiero vituperio di “barbaro” ... Tra i grandi romanzieri Joseph Conrad è stato forse l’ultimo cui interessavano in egual misura le tecniche del romanzo e il destino e il carattere dei personaggi. L’ultimo fino alla straordinaria comparsa di Faulkner. A Faulkner piace esporre il romanzo attraverso i personaggi. Il metodo non è del tutto originale ... ma Faulkner vi trasfonde una intensità quasi intollerabile. In questo libro di Faulkner vi è un’infinita decomposizione, un’infinita e nera carnalità. Lo scenario è lo Stato del Mississippi: gli eroi, uomini annientati dall’invidia, dall’alcol, dalla solitudine, dai morsi dell’odio. Assalonne, Assalonne! è paragonabile a L’urlo e il furore. Non conosco maggior elogio di questo». Né noi conosciamo migliore presentazione di questa. Assalonne, Assalonne! è apparso per la prima volta nel 1936.

Assalonne, Assalonne! (Biblioteca Adelphi)

domenica 19 giugno 2011

FreeOCR


Segnalo questo bel programma free che si è rivelato enormemente utile per un lavoretto editoriale in cui sono stato impegnato in questi giorni. Si tratta di un riconoscitore ottico di caratteri (OCR) che consente di estrarre molto velocemente il testo da una scansione evitando così di doversi battere sulla tastiera i brani che ci interessano. Lo si può scaricare al seguente link:
http://www.paperfile.net/

Inoltre è disponibile anche la libreria di supporto per la lingua italiana (indispensabile per interpretare corettamente i testi in italiano) reperibile qui:
http://code.google.com/p/tesseract-ocr/downloads/detail?name=tesseract-2.00.ita.tar.gz&can=2&q=

giovedì 16 giugno 2011

Mario Rossetti

Guardando le opere di Mario Rossetti si rimane subito attratti dal consistente e robusto cromatismo delle immagini che fluttuano libere all'interno del quadro. Questa spiccata percezione visiva presente nei suoi dipinti è provocata da una forte matericità, la quale deriva dalla modalità di stesura del colore, soffiato attraverso piccole cannucce su stoffa di tela o raso. Tale prassi esecutiva, che, con contraddistinta originalità, si potrebbe definire ”soffismo”, sembra apparentemente affidata ad un banale pressapochismo ma in realtà dà origine ad una organica, giustapposta ed armonica visione d'insieme. Oltre a ciò, la reazione che nasce tra pigmento e supporto corruga quest'ultimo aumentandone la vibrazione luminosa, tanto da indurre lo spettatore quasi a toccare con le dita l'opera. Talvolta la matericità si arricchisce grazie all'accumulo sul supporto di elementi donati dalla natura (come i pezzi di legni portati a riva dal mare) od oggetti dismessi, come perle e vetri, i quali conferiscono all'immagine un forte senso di tridimensionalità funzionale al tema ricercato dall'autore. Oltre alla dimensione tecnica di questo suo “soffismo”, volto a coinvolgere la dimensione sensoriale, l'artista, attraverso il suo lavoro, manifesta anche le proprie istanze intellettuali e morali. Infatti si intravede un'analogia emotiva tra il senso di infinitezza e di libertà presente all'interno del quadro ed l'immenso amore per il mare simboleggiato dall'identificazione che egli ha con il gabbiano: tale animale per antonomasia rappresenta la libertà che rifugge ogni costrizione e cattività allo stesso modo in cui l'artista si sente libero. Ma non solo, attraverso la rappresentazione dei vari soggetti, Rossetti vuole sensibilizzare l'uomo moderno sulla sua condizione esistenziale e contingente, concentrandosi su temi specifici, quali per esempio l'ecologia: essa è da intendersi come una dimensione teorica in cui l'essere umano può ritrovarsi, riavvicinandosi alla natura e fuggendo dal materialismo e dall'insensibilità contemporanei. Per attuare questo proposito, l'artista persegue due modalità: la prima, ideale, si incentra sulla raffigurazione di colorati animali immersi in monocromatici sfondi, i quali sono da intendersi come metafore dei vizi e delle virtù umane; la seconda, esecutiva, che con un neologismo potremmo definire “recuperismo”, si sostanzia tramite la vera e propria fabbricazione delle sue opere grazie all'uso di materiali riciclati, a partire dalla costruzione del telaio per disporre la tela, per giungere alla stesura di un colore proveniente da scarti. Fantasia, spiritualità, ecletticità ed espressività, fuse a tratti di realismo ed astrattismo, creano un amalgama dal quale Rossetti trae un messaggio di dialogo con l'umanità contemporanea, sottolineandone, talvolta in modo ironico e metaforico, i malesseri, ma offrendo al contempo ad essa momenti di riflessione tesi ad una positiva via d'uscita.

Siro Perin

martedì 14 giugno 2011

G.Simenon - Tre camere a Manhattan [1946]


New York, notte. Un uomo e una donna camminano lungo la Quinta Strada. Entrano in un bar. Ne escono. Un altro bar. E riprendono a camminare, instancabili, come se non potessero fare altro che camminare: «come se avessero sempre camminato così, per le strade di New York, alle cinque del mattino». Come se la notte non dovesse mai finire. Lui non sa niente di lei, lei non sa niente di lui. Lei traballa un po’ sui tacchi troppo alti, e ha una voce roca, una voce che fa pensare a una pena oscura; su una delle sue calze chiare spicca una smagliatura sottile – come una cicatrice. Non è né giovanissima né prepotentemente bella; sul suo viso, i segni di una stanchezza, di una ferita remota: ma è proprio questo a renderla seducente. Si sono incontrati solo poche ore prima, in una caffetteria nei pressi di Washington Square, come due naufraghi, e ora «sono così tenacemente avvinti l’uno all’altro che la sola idea della separazione risulta loro intollerabile». Ma come si può rimanere in quel territorio privilegiato, fuori del tempo e dello spazio, che è l’amour fou? Con Tre camere a Manhattan (di cui disse: «È uno dei pochissimi romanzi che abbia scritto a caldo – e questo mi faceva paura») Simenon si impone come un grande romanziere della passione. Tre camere a Manhattan fu scritto negli Stati Uniti nel 1946.

Tre camere a Manhattan

venerdì 10 giugno 2011

G. Simenon - Il treno [1946]


Maggio 1940. Le truppe della Wehrmacht dilagano in Belgio e minacciano i confini della Francia. Dalle Ardenne sciami di profughi lasciano le loro case prendendo d'assalto i pochi treni disponibili. Nel carro bestiame di un convoglio che procede lentissimo verso La Rochelle, un uomo mediocre, miope e di salute cagionevole, un uomo con una piccola vita mediocre e mediocremente serena, incontrerà una donna di cui non saprà altro, nelle poche settimane che passeranno insieme, se non che è una cèca di origine ebrea, e che è stata in prigione a Namur. Fra loro, all'inizio del viaggio che li porterà fino alla Rochelle, non ci sono che sguardi, ma un po' alla volta, senza che nulla sia stato detto, le due solitarie creature diventano inseparabili; finché, durante la prima notte che passano l'una accanto all'altro sulla paglia per terra, confusi fra altri corpi sconosciuti, accadrà qualcosa di inimmaginabile. Sarà l'inizio di una passione amorosa che li isolerà da tutto ciò che accade intorno a loro (l'occupazione tedesca, i convogli di sfollati, il tendone da circo che li ospita insieme ad altre decine di profughi), chiudendoli in un bozzolo fatto di desiderio, di gioco e di una scandalosa, disperata, effimera felicità.

Il treno (Biblioteca Adelphi)

giovedì 9 giugno 2011

G.K. Chesterton - L'uomo che fu giovedì [1908]


Dopo un'animata discussione sul tema dell'anarchia, Lucian Gregory riesce a convincere il poeta e amico Gabriel Syme della serietà delle sue argomentazioni e a condurlo a una riunione del Consiglio Centrale Anarchico. I membri della setta hanno fatto però una scelta bizzarra, decidendo di assumere per maggior sicurezza i nomi dei giorni della settimana, e quando Syme sceglie di entrare a farne parte, gli viene assegnato il nome di Giovedì. Ma Syme in realtà non è ciò che dichiara di essere, bensì un agente di Scotland Yard... e da questa rivelazione prende l'avvio una girandola di false identità, misteriose allusioni e paradossali ambivalenze, perché ogni membro del consiglio ha i suoi segreti, e la trama diventa un susseguirsi di eventi concitati, che convergono verso l'enigmatica e imponente figura del Presidente, che ha assunto il nome del settimo giorno, Domenica. Ma qual è la natura di quest'associazione e quali sono i suoi veri scopi? E chi si cela dietro la figura di Domenica, che riesce a suscitare in Syme una paura irrazionale?

L'uomo che fu Giovedì (Tascabili. Romanzi e racconti)

sabato 4 giugno 2011

G. Simenon - Turista da banane [1938]


Oscar Donadieu, giovanotto sensibile e introverso, ultimo erede di un potente clan di armatori della Rochelle, sbarca a Tahiti sognando «di immergersi nella natura, di vivere a tu per tu con lei e con lei sola, rinunciando agli agi della civiltà». Eppure, già nel corso della traversata, qualcuno lo ha messo in guardia: «Forse farebbe meglio a non scendere dalla nave e a tornarsene dritto in Francia». Eviterebbe così di diventare uno di quelli che i locali definiscono sprezzantemente «turisti da banane», relitti della vita tropicale vaganti fra sbronze tristi, ragazze facili, squallide notti e sordidi intrallazzi. Con fierezza, Donadieu pensa che queste cose possono succedere ad altri, non a lui. Ma la realtà è vischiosa, e il destino ignora la geografia. E a dispetto dello scenario di palme e luce abbagliante, la cupa sorte della famiglia Donadieu non tarderà a compiersi, in questo romanzo dell’evasione impossibile. Compiuto a Porquerolles nel 1936 dopo un viaggio intorno al mondo durato cinque mesi, Turista da banane fu pubblicato nel 1938.

Turista da banane o le domeniche di Tahiti (Biblioteca Adelphi)

venerdì 3 giugno 2011

H.D. Thoreau - Walden ovvero vita nei boschi [1854]


Nel luglio 1845, Henry Thoreau lasciava la sua cittadina natale per andare a vivere in una capanna nei boschi del vicino lago di Walden. Il suo voleva essere un esperimento, che assumeva però risvolti politici e sociali insieme: era una scelta di "disobbedienza civile" verso una società di cui non condivideva gli ideali mercantili. Nell'introduzione Piero Sanavio spiega come il vagabondo di Walden, nel suo solitario rapporto con la natura, ricercasse un alfabeto segreto: quello del mitico New England di due secoli prima, dimensione morale, estetica e metafisica, prima ancora che semplice territorio geografico.

Walden ovvero vita nei boschi (Classici)
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