domenica 13 marzo 2011

W. Faulkner - Gli invitti [1939]


Cosa significa essere invitti? «Unvanquished», parola antiquata, intrisa di ostinazione, che non si arrende a sinonimi più consueti, proprio come la famiglia Sartoris, centro disperso della narrazione di Faulkner. È la voce di Bayard Sartoris, esile e incessante corda vocale che lega insieme le storie e i personaggi, a condurre il lettore nel Mississippi verso la fine della guerra civile. All'inizio del libro la fine è già annunciata, già si sente da lontano la sconfitta degli stati confederati sudisti, ma i membri della famiglia Sartoris, ciascuno a modo suo, sono invitti perché non sanno di essere vinti. La nonna di Bayard, Rosa Millard, instancabile matriarca che orchestra truffe per la sopravvivenza della comunità facendosi beffe della burocrazia militare nordista; il padre, John Sartoris, figura assente, fantasmatica, avvolta da un'aura di mito; la cugina Drusilla, vera e propria linea di fuga, amazzone in lotta perenne contro il suo destino sociale di donna; Bayard, il narratore, che racconta gli anni della sua formazione, dai giochi d'infanzia con lo schiavo Ringo, doppio impossibile, negativo di un'alterità che non verrà mai sviluppata, agli anni dell'università in cui Bayard è obbligato a confrontarsi con la logica implacabile della società americana. I personaggi de Gli invitti e le loro vicende tracciano una «mappa vivente» di una breve breccia nella storia degli Stati Uniti in cui il campo di battaglia è spoglio, sconcertato, e i rapporti di potere perdono di senso e fanno intravedere la prospettiva di un altro futuro per i sopravvissuti. Questa visione non si realizzerà ma nella scrittura di Faulkner le linee di resistenza vengono sublimate in un fluire di parole che si mescolano con la terra nella sua paziente passività. Alla fine rimane il profumo della verbena che Drusilla lascia dietro di sé, spirito enigmatico di questa terra invitta.

Gli invitti (Supercoralli)

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