domenica 28 febbraio 2010

Luigi Pirandello - Suo marito [1911]

Il romanzo Suo marito occupa un posto di primo piano nell'evoluzione letteraria e nell'estetica pirandelliane. Silvia Rocella, la protagonista, è una scrittrice che si impone nella società letteraria romana. Le si affollano intorno rappresentanti del mondo giornalistico a caccia di novità e di pettegolezzi, fatui esponenti dell'ambiente letterario-mondano e soprattutto il marito Giustino, il cui principale scopo è di costruire con mille relazioni il successo della moglie. Silvia, al contrario, risponde ad una esigenza interiore di creazione artistica spontanea e disinteressata, che alla lunga creerà una distanza incolmabile col marito. Questo scarto non è soltanto casuale destino personale, ma in Pirandello si fa vera e propria scissione tra arte e vita, frattura profonda tra mondo della creazione artistica e mondo dell'utile quotidiano. Romanzo in cui si trasfondono le concezioni filosofiche ed estetiche pirandelliane, Suo marito è anche l'opera in cui Pirandello, più che in altri casi, si identifica col personaggio protagonista e col suo tormento creativo.

Pubblicato nel 1911, e non più ristampato per non offendere Grazia Deledda che si era riconosciuta in questa vicenda, Suo marito fu ripubblicato postumo, nel 1941, da Stefano Pirandello, dandone la parziale revisione compiuta dal padre con il titolo Giustino Roncella nato Boggiòlo. Il nuovo titolo alludeva al ribaltamento dei ruoli tradizionali che costituisce la vicenda - limite del romanzo, qui riproposto nell'originaria stesura, l'unica completata dall'autore. Giustino Boggiòlo, marito di una famosa scrittrice e suo press-agent, è infatti sarcasticamente denominato dagli amici col cognome della moglie. Tema portante è dunque quello, prettamente pirandelliano, della forma che mortifica il nostro flusso vitale, cioè della "parte" in cui l'individuo è fissato, inchiodato dalla società, pronta altrimenti a deriderlo e a sbeffeggiarlo. Ma il romanzo è anche un quadro satirico dell'ambiente letterario romano, fatuo e vano, occupato solo in invidiose, reciproche denigrazioni e minuti pettegolezzi, qui ritratto con divertita e maligna volontà caricaturale. Precipita in queste pagine anche una materia urgentemente autobiografica, ad iniziare dalla folle gelosia (fino omicida) di Livia per Maurizio, drammatica proiezione della malattia di Antonietta, moglie dello stesso Pirandello. Ma il gioco di specchi tra autore e personaggi si protrae: evidente doppio pirandelliano è infatti la scrittrice protagonista, Silvia Roncella, che fonda la sua poetica proprio sul concetto base di scomposizione della realtà.

Suo marito (Classici Giunti)

sabato 27 febbraio 2010

Paber

“Chi può esprimere con i propri colori lo sterminio dei Sioux…? Solo il Paber”. In queste poche ma significative parole è contenuta tutta la poetica pittorica dell’artista Paber. Egli usa il colore come una sorta di scrittura visiva per raccontarci una vicenda o un accadimento particolarmente significativo, concentrandosi su un soggetto da cui lui stesso o l’essere umano viene influenzato. Il colore quindi diventa un tramite emotivo, sensoriale, ma anche psichico: attraverso i suoi coaguli, gli addensamenti, le macchie sulla tela egli fa emergere la vita, la storia e l’intimo delle persone. Paber si muove dunque su due prospettive: quella storica e quella romantica. Secondo la prima, ben lontano dalla mera astrazione o dall’informalità istintiva, egli trasforma i suoi dipinti in documenti storici, quasi in vere e proprie tracce dell’Uomo; ciò si evince in opere come “Parlami d’amore Mariù” in cui gli accenni grafici del ritornello della celeberrima canzone non solo fanno ritornare alla mente la melodia, ma grazie all’esaltazione dell’armonica policromia aprono il campo all’emozionalità ed alla malinconia del tempo passato. Invece secondo la seconda prospettiva, Paber intende mettere in luce le emozioni che percorrono l’intimo dell’uomo: in “Nebbia sul fiume” il nostro occhio viene attratto dall’armonico variare dei grigi e dalla loro vibrante corposità, con la conseguenza che il nostro io capta al medesimo tempo sia l’impalpabilità fisica della nebbia sia la melanconica suggestione che essa emana.  In alcune opere recenti il pittore si accosta maggiormente alla rappresentazione del reale, cosa testimoniata dal fatto che l’espressività del suo colore si va a fondere con la linea, con il segno. Compare la raffigurazione di un luogo altamente simbolico per l’Uomo: la città. Essa viene rappresentata con una forte carica emotiva, è scenica, quasi graffiata, e sembra volerci raccontare l’ineluttabilità dell’uomo.
Siro Perin

lunedì 22 febbraio 2010

sabato 20 febbraio 2010

Paper Model - Naboo N1 Starfighter [SW]

Come anticipato qualche tempo fa, ecco terminato e fotografato un paper model molto carino: un Naboo N1 Starfighter della saga di Star Wars. Anche questo modello, come altri presenti nel blog, è stato scaricato da Paper-replika e risulta molto facile da costruire. Alla fine, se stampato su fogli A4, risulta un bel caccia lungo 26cm e posizionato sul suo piedistallo, presente anch'esso nel kit, fa proprio un bell'effetto. Essendo questo il centesimo post dedicato ai papermodels, ho deciso di fare un piccolo bilancio dei costi di questo simpatico hobby. Ho stimato infatti che, considerando le stampe, il piano di taglio, la colla, le lame per il cutter e i pennarelli per i ritocchi, ogni modello che ho realizzato viene a costare mediamente circa 3,70 euri. Il rapporto qualità/costi mi pare molto elevato, considerato anche il fatto che con questa cifra probabilmente oggi non riuscirei nemmeno ad acquistare un barattolino di smalto Humbrol!










domenica 14 febbraio 2010

Carlo Gubitosa - Elogio della pirateria [2005]

Chi sono i pirati? Gli "eroi" come il Corsaro Nero per cui facevamo il tifo da piccoli, oppure soggetti che -ci dicono da grandi- sono sovversivi perché condividono musica e software? Questo libro racconta dieci storie di "eretici postmoderni" che si oppongono al dio-profitto: dai pirati dell'etere agli hacker americani da cui è nato l'open source, dai pirati della salute contro i brevetti sui farmaci ai writer urbani: dieci pratiche per salvare la nostra cultura da una precoce morte cerebrale.

Oggi la stampa e le multinazionali del software associano al termine “hacker” attività criminali o sovversive, ma nella sua accezione originale questo appellativo è stato coniato all’interno del Mit per indicare appassionati di matematica, logica ed elettronica capaci di penetrare nel cuore delle nuove tecnologie dell’informazione, persone in grado di usare allo stesso tempo il saldatore, l’oscilloscopio e i linguaggi di programmazione di basso livello per trovare soluzioni eleganti ed efficaci per i loro programmi, in una gara continua per riscrivere lo stesso algoritmo utilizzando una riga di codice in meno. In questo ambiente creativo e libero vengono sviluppate tecniche informatiche e programmi che ancora oggi sono correntemente utilizzati. Ogni hacker del Mit usava il codice degli altri come punto di partenza per una continua rincorsa al miglioramento del software, e incarcerare i programmi nella gabbia del copyright è una possibilità che non viene nemmeno presa in considerazione. Un “buon hackeraggio” per essere tale deve essere libero. Ogni programma realizzato è aperto ai miglioramenti degli altri, in un processo di perfezionamento continuo e collettivo di tutte le reazioni dalla prima comunità hacker.

Tutto comincia quando John Draper, un hacker statunitense passato alla storia con il nome di “Capitan Crunch”, incontra Dennie, un ragazzo cieco appassionato di telefonia che mostra al “Capitano” come si possono riprodurre i toni utilizzati dalle centrali telefoniche utilizzando il suo organo Hammond. Dennie sa che Draper è un ingegnere elettronico, e gli propone di costruire un circuito con il quale generare gli stessi toni per effettuare telefonate interurbane gratuite, sfruttando i punti deboli delle centrali telefoniche. Tornando a casa, Draper inizia a costruire un rudimentale dispositivo di trasmissione multifrequenza che più avanti verrà battezzato “Blue Box” (scatola Blu), proprio perché i primi, rudimentali circuiti realizzati per il “Phone Phreaking” erano confezionati in modo tutt’altro che professionale, e venivano impacchettati all’interno di normali scatolette colorate. Grazie alla sua invenzione l’ingegnere Draper si trasforma in “Capitan Crunch”, un pirata dell’era moderna che diventa il riferimento di un gruppo di ragazzi con lo stesso problema di Dennie, e che grazie alle Blue Box riescono a “navigare” gratuitamente nella rete telefonica alla ricerca di contatti umani, di nuove voci e suoni con i quali riempire il buio. John Draper deve il suo nome di battaglia ai cereali “Capitan Crunch”: in ogni confezione era contenuto un fischietto omaggio che riproduceva casualmente la nota con la frequenza di 2600 Hertz necessaria negli Stati Uniti per “ingannare” le centrali telefoniche ed evitare l’addebito delle chiamate. Le leggende apocrife nate attorno a questo personaggio narrano di telefonate intercontinentali gratuite effettuate con il solo uso del fischietto, ma sono i circuiti elettronici creati da Draper, e non il fischietto che lo ha ribattezzato, la vera chiave che apre le porte della rete telefonica mondiale a chi è abbastanza coraggioso da sfidare le ire delle grandi compagnie telefoniche. Il termine Phreaking nasce dall’unione dei telefoni (PHone) con le attività dei geniali “fricchettoni” (fREAKs) che si sono divertiti a smanettare (hacKING) sulla rete telefonica, per scoprirne misteri e debolezze. Questi avventurieri degli anni ‘70 non erano guidati dalla voglia di risparmiare qualche gettone: lo scopo dei loro giochi fuorilegge era una inestinguibile sete di conoscenza. “Freak” è un termine che indica le persone strane, i “diversi”, chi esce in qualche modo dagli schemi condivisi di “normalità” o non si attiene alle regole in vigore, e a pensarci bene Draper e i suoi ragazzi sono proprio una meravigliosa icona di questa diversità incompresa, un promemoria vivente che ci ricorda quanta genialità e quanta arte si possono nascondere dietro la disabilità e dietro la tecnologia.


Questo passo mi ha fatto ricordare che molto tempo fa ero abbonato ad una rivista americana di elettro-smanettoni che si chiamava proprio 2600: devo averne anche qualche numero in giro per casa, chissà se esite ancora...

Elogio della pirateria. Dal Corsaro Nero agli hacker, dieci storie di ribellioni creative (Altreconomia)

venerdì 12 febbraio 2010

Massimo Fini - Il denaro "sterco del demonio" [1998]


Cos’è il denaro? Quando e perché è nato? Il denaro è una logica affascinante ma tremendamente insidiosa che ha finito per soggiogarci e determinare gli stili, i ritmi, le modalità e gli scopi della nostra vita, disegnando prospettive inquietanti. Se dal punto di vista individuale il denaro è un credito, preso globalmente è un debito sempre più colossale che stiamo accumulando col futuro. È una scommessa continua su se stessa, cioè sul vuoto. Fino a quando potrà durare il gioco? Il libro di Massimo Fini è da un lato una storia del denaro, rigorosamente documentata, dall’altro è un attacco radicale alla società contemporanea di cui il denaro, col suo abnorme sviluppo, è insieme metafora e concretissimo strumento.

Il denaro «Sterco del demonio» (Tascabili. Saggi)

giovedì 11 febbraio 2010

Akira [1988]

martedì 9 febbraio 2010

Vintage Games - Out Run [Sega 1986]

Non so perché, ma stamattina mi sono svegliato con in mente il tema della colonna sonora di un vecchio e bellisimo videogioco: Out Run targato Sega 1986. Dato che non riuscivo proprio a togliermerlo dalla testa sono andato a cercare in rete alcune canzoni che costituivano la ricca colonna sonora del gioco. All'epoca io mi divertivo con la versione per C-64 e le canzoni disponibili erano solamente due, selezionabili con il joystick: Magical sound shower e Splash wave che sono riuscito a reperire in nuovissime versioni dalla qualità eccezzionale, se confrontate con quelle generate dal sintetizzatore audio SID-2 montato nel Commodore-64. Tra l'altro ho scoperto che sono molte le cover di queste canzoni anche in versioni heavy metal o più semplicemente casalinghe. Riporto i links per raggiungerle: buon ascolto.


lunedì 8 febbraio 2010

giovedì 4 febbraio 2010

Paper Model - Lotus 98T Senna [1986]

Oggi la Scuderia del Capaso si è arricchita di un nuovo elemento: una splendida Lotus 98T del 1986 pilotata dall'indimenticabile Ayrton Senna. Sono particolarmente felice di aver portato a termine la realizzazione di questo modellino, in quanto già molti anni fa avevo tentato di costruirne la versione di plastica (mi pare fosse una stampata della Tamiya), ma una lunga serie di errori commessi nel montaggio ha fatto ben presto prendere alla macchia la strada della pattumiera. Aver visto dopo molto tempo il modellino finito, anche se di carta, è stato quindi per me motivo di grande soddisfazione. La replica è stata realizzata in scala 1:12 e risulta lunga circa 25cm, costituita da due soli fogli in formato A3. Visto che la colorazione nera fa risaltare molto la polvere che inevitabilmente si va a depositare, ho deciso di costruire una semplice teca di acetato per proteggere il modellino. Questa auto da corsa non ha bisogno di molte presentazioni in quanto la livrea nero-oro del team Lotus John Player Special è ormai entrata nella storia della F1. Molte altre informazioni sul team Lotus e su questo modello di auto sono reperibili come al solito su Wikipedia seguendo i links:















Alcune fasi della costruzione.














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